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Chiamatemi Calli di Dario Schelfi

La conosciamo con l’appellativo di “calli”, Hemianthus callitrichoides, una deliziosa “strisciante” che da qualche tempo è diventata una vera prima donna del plantacquario.

E’ una piccola pianta che, se coltivata adeguatamente, forma in brevissimo tempo degli strepitosi manti erbosi, fitti e compatti. Le piccole foglioline si propagano velocemente colonizzando ogni spazio disponibile, giungendo perfino a spingersi sopra legni e rocce. Insomma, una vera delizia per gli irriducibili della vasca di piante.

Benchè classificata come pianta di non facile coltivazione, la “calli”, è una specie piuttosto versatile purchè venga coltivata sotto un’intensa irradiazione luminosa, costante apporto di nutrienti e CO2 entro i valori target di 20/25 ppm.

Le tre condizioni su esposte diventano imprescindibili se si vogliono ottenere risultati soddisfacenti, tanto da consentirne la coltivazione anche su substrati non fertili. Benchè apprezzi particolarmente substrati soffici (sembra preferire le terre allofane), riesce a spingersi ovunque anche con fondi “sterili” purchè la fertilizzazione della colonna d’acqua sia tale da consentire un tale sviluppo. Nelle mie esperienze di coltivazione ho provato a farla crescere sia con fondi molto ricchi di nutrienti, sia con substrati meno ricchi, ma con una consistente fertilizzazione liquida.

In tutte e due le condizioni la pianta è sempre cresciuta abbondantemente, tanto da spingermi a frequenti potature per mantenere “rasato” il prato (le forbici a lama ricurva diventano necessarie per procedere correttamente). Nel primo caso, tuttavia, il prato ha prodotto un consistente apparato radicale, ancorandosi saldamente al fondo; nel secondo, le radici erano meno sviluppate, particolare questo che non ha comunque inciso negativamente sullo sviluppo della pianta, producendo l’inconveniente di far sollevare leggermente l’intero “pane” di prato dal substrato di coltura.

La piantumazione dell’Hemianthus callitrichoides è, probabilmente, l’aspetto più delicato con cui l’acquariofilo deve confrontarsi poiché i delicatissimi fusti della pianta risentono parecchio della fase di trapianto, impiegando l’appassionato in complicate evoluzioni per la sua collocazione in acquario.

Le metodiche di piantumazione sono sostanzialmente tre, tutte valide ma, come vedremo non tutte prive di rischi:

1) sradicamento delle plantule dal pane di grodan;

2) taglio del pane di grodan con porzione di plantule;

3) impiego di supporto zavorra.

 

Sradicamento delle plantule dal pane di grodan

E' forse la più comune e consiste nello sradicare l’intera pianta dal pane di grodan che ne avvolge le radici, dividerla in piccoli ciuffi e piantumarla in vasca con l’ausilio di pinzette.

Vantaggi: con un unico vasetto si riescono a coprire porzioni piuttosto ampie di substrato;

Svantaggi: la piantumazione risulta molto rada e la pianta risente parecchio dello shock post impianto.

 

Taglio del pane di grodan con porzione di plantule

Il taglio del pane di grodan a filo con le delicatissime radici e la successiva divisione dello stesso in tre o quattro porzioni rappresenta senz’altro una valida alternativa al metodo precedente.

Vantaggi: la pianta non risente di alcuno shock da sradicamento; con un unico vasetto si riescono a ricavare più cespugli.

Svantaggi: l’unico vero svantaggio è l’inserimento del grodan in vasca, cosa questa che non rappresenta comunque un problema poiché il supporto di coltura rimane interrato nel substrato.

 

Impiego di supporto zavorra

L’uso di un piccolo anello di terracotta da impiegare come zavorra è il metodo che vi documento nelle foto che seguono. E’ un sistema che adotto ormai da parecchio tempo con ottimi risultati. Esso consiste nella delicata separazione della pianta dal grodan ed il suo ancoraggio, mediante filo di nylon, sopra un piccolo anello di terracotta che funge da zavorra.

Vantaggi: la pianta non risente minimamente dello shock da trapianto, non solo perché non viene divisa in più porzioni ma anche perché, se l’operazione viene compiuta correttamente, conserva quasi intatta la fitta rete di radici capillari presente nel grodan.

Svantaggi: credo non ce ne siano. L’unico inconveniente è rappresentato dal fatto che, per coprire ampie porzioni di substrato, specialmente se si vogliono ottenere risultati estetici in breve tempo, occorrono più vasetti, poichè ogni pianta non verrà divisa in porzioni ma collocata tale e quale in vasca.

 

Le foto che seguono credo siano piuttosto esplicative. L’ultima, in particolare, evidenzia lo sviluppo di una sola pianta dopo circa tre mesi di coltura in acquario.

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