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Epifite: l'arte di arrangiarsi di Dario Schelfi

Dal greco epì [sopra] e fytòn [pianta], ovvero piante che crescono sopra altre piante senza un necessario rapporto di parassitismo.

In natura le epifite hanno colonizzato gran parte delle foreste equatoriali, tropicali e sub tropicali, sfruttando i vantaggi che l'allocazione sopra altre piante garantisce.

Luce, acqua e nutrienti vengono captati in posizioni privilegiate, senza che  queste piante debbano competere con la fitta vegetazione che ricopre la volta delle foreste in cui crescono. Felci, orchidee, bromelie, sono solo alcuni esempi di piante che hanno preferito alla vita terrestre quella di epifita.

 

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La struttura vegetale, specie quella dell'apparato radicale, risente conseguentemente di questo particolare status, poiché la vita da epifita non richiede vigorose radici, bensì fitti capillari che consentano l'assorbimento di acqua e nutrienti.

In acquario il termine evoca sostanzialmente alcune piante che vengono ancorate su tronchi e rocce, generalmente in abbinamento con gruppi di muschi o sciafile. Bolbitis, Microsorum ed Anubias sono, sostanzialmente, le tre beniamine che siamo soliti ospitare nelle nostre vasche.

In verità potremmo classificarle anche come semi epifite poiché non è raro il caso in cui queste piante, collocate in acquario come vere epifite, finiscano, avendone l'opportunità, con l'ancorarsi stabilmente al substrato, traendo [anche] da questo i nutrienti di cui abbisognano.

Tutte e tre le piante menzionate sono anche sciafile, ed in genere, quindi, il loro accostamento in acquario dovrebbe sempre tenere conto di questo imprescindibile fattore.

Come abbiamo accennato nel precedente numero di Aquagarden, la quasi totalità delle piante impiegate in acquario viene coltivata in semi emersione con forte irradiazione luminosa, così che, anche le sciafile finiscono, almeno in questa fase, col diventare eliofile [amanti della forte illuminazione].

 

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Anche le epifite risentono della fase di coltura in serra, sovente, diventando eliofile almeno fino al momento della collocazione in acquario, momento questo in cui si rendono necessari alcuni accorgimenti per facilitarne l'attecchimento [accestimento].

Escludendo il genere Anubias, per il quale ci ripromettiamo una più dettagliata trattazione in futuro, Bolbitis e Microsorum andrebbero completamente defogliante al momento dell'acquisto, operazione questa che favorirà nell'arco di tre o quattro settimane, l'emissione di nuove foglie.

La defogliazione è un'operazione piuttosto semplice e consiste nell'eliminazione di tutta la fronda di foglie che si diparte dal rizoma [parte questa che non dovrà essere toccata] con esclusione delle sottili radici che, al più, potranno essere accorciate.

Le piante in argomento si ancorano su qualunque tipologia di supporto, meglio se poroso, con l'ausilio di filo di nylon o piccole fascette di filo di ferro plastificato che, avvenuto l'attecchimento potrà essere eliminato.

L'arte di arrangiarsi credo sia la vera forza di queste piante. Sono di bocca buona e perdonano spesso anche i più grossolani errori del noefita [e non solo!].

In genere una diffusa illuminazione ed un acqua tendenzialmente neutra sono condizioni da sole sufficienti per garantire una crescita continua e vigorosa, specialmente se supportata da CO2.

Una delle caratteristiche che le rende particolarmente versatili riguarda l'assimilazione dei nutrienti che, in genere, è sufficiente venga garantita con blande somministrazioni di fertilizzanti.

La crescita piuttosto lenta non richiede infatti piani di fertilizzazione sostenuta, essendo spesso sufficiente garantire un minimo di sostanza nutritiva nella colonna d'acqua per ottenere piante rigogliose.

I valori dell'acqua, benché non determinanti, sono forse l'elemento che maggiormente dovrebbe essere preso in considerazione per la coltivazione di queste piante.

In genere si adattano a quasi tutti i valori, anche se, come si accennava, un acqua neutra o leggermente acida, rappresenta senz'altro l'optimum per la coltivazione.

 

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La stabilità dei valori è invece un parametro da prendere in seria considerazione poiché, specialmente la Bolbitis e il Microsorum, non tollerano sempre brusche oscillazioni di pH e KH.

La defogliazione totale, in tal senso, al momento dell'immissione in acquario, è un ottimo stratagemma per stimolare la [ri]produzione di nuova vegetazione in acquario.

Le nuove fronde, che faranno capolino dal piccolo rizoma nell'arco di circa quattro settimane, si svilupperanno secondo il nuovo ambiente in cui saranno ospitate, e saranno quindi influenzate dalle nuove condizioni di luce, acqua e temperatura presenti in vasca.

La legatura è un'operazione tutt'altro che difficile, specialmente se operata a pianta già defogliata.

Un cenno a parte merita il termine le semi epifita che, se tecnicamente individua piante che nascono come epifite e si sviluppano come vere e proprie terrestri, in acquario assume connotati piuttosto variegati e dai contorni alquanto labili.

 

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Didiplis diandra semi "epifita" sopra Microsorum windeløv

 

Non è infatti infrequente, specialmente in vasche piuttosto spinte, osservare casi di "semi epifitismo" da parte di numerose piante che, spinte dalla forte irradiazione luminosa e da un'intensa fertilizzazione, finiscono per svilupparsi su qualunque supporto trovino in acquario. Hemianthus callitrichoides ne è forse uno degli esempi più illustri, ma non solo.

Mi è capitato ti ritrovare plantule di Didiplis diandra ancoratesi sopra un fitto cuscino di Microsorum windelow e, ancora, virgulti di Echinodorus tenellus sopra prati di Vesicularia dubiana.

L'adattamento vince sempre e a noi, forse, non resta che prenderne atto.

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