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Iwagumi: non una semplice composizione di rocce di Pasquale Buonpane

Chiunque si sia avvicinato anche solo marginalmente al mondo dell'aquascaping avrà senz'altro incontrato questo termine, spesso impropriamente usato per definire qualsiasi layout in cui l'hardscape (l'ossatura del layout) sia stato realizzato con rocce. In realtà l'iwagumi tradizionale obbedisce a delle regole ben precise e in questo articolo, senza voler necessariamente porre dei limiti alla creatività dell'aquascaper, cercheremo di analizzare alcuni aspetti di questo tipo di composizione e descriveremo alcuni accorgimenti utili per evitare errori che impedirebbero la realizzazione di un layout equilibrato ed esteticamente valido.

Il termine Iwagumi ( composizione di rocce) proviene dall'arte del giardino giapponese nel quale l'utilizzo di ghiaia,massi e rocce ha un'importanza estetica e simbolica fondamentale. In tale contesto la forma più semplice dell'iwagumi, il Sanzon Iwagumi costituito da sole tre rocce simboleggia la triade buddista (Sanzon = tre pilastri).

 

La vasca

Generalmente per questo tipo di composizione si preferiscono vasche aperte in tutto vetro, tuttavia è possibile utilizzare anche contenitori chiusi,quello che conta è soprattutto il rapporto tra le tre dimensioni. Sono da evitare vasche troppo alte e strette, la vasca ideale per realizzare un iwagumi dovrebbe essere larga almeno quanto la metà della sua lunghezza e dovrebbe avere l'altezza pari o leggermente superiore alla larghezza. Vasche di questo tipo consentono di disporre agevolmente le rocce o gli altri elementi su diversi piani(e a distanze diverse dall'occhio dell'osservatore) consentendoci di dare alla composizione un buon senso di movimento e di profondità.

 

Il fondo

Nell'acquario naturale la funzione del fondo non è solo quella di assicurare sostegno e nutrimento alle piante : se ben disposto il substrato può rappresentare un elemento decorativo di prim'ordine e la sua corretta distribuzione può essere determinante per la riuscita del risultato finale. Se ci limitassimo a stendere uno strato uniforme di substrato ne risulterebbe un layout piatto e monotono in cui gli elementi posti nella parte anteriore della vasca finirebbero per nascondere almeno in parte quelli in posizione più arretrata. Per evitare questo inconveniente distribuiremo il substrato facendo in modo che lo spessore sia maggiore nella parte posteriore e minore in quella anteriore,creando così una sorta di piano inclinato. In prossimità del vetro frontale per accentuare il senso di stabilità della composizione è buona norma distribuire il substrato in maniera uniforme, qui lo spessore dovrà essere di almeno 6-7 cm per consentire una buona radicazione almeno alle piante da prato qualora si prevedesse di utilizzarle nel primo piano; in layout che prevedono l'utilizzo nella parte anteriore di sabbia fine decorativa,generalmente non piantumata, lo spessore potrà essere inferiore.

Nella parte posteriore lo spessore del substrato sarà di almeno 10-12 cm ma per alcuni tipi di layout con pendenze molto accentuate potrà essere anche molto maggiore. In questi casi limite per scongiurare il rischio di zone anossiche o se si prevede l'utilizzo di rocce molto grosse e pesanti è utile posizionare materiali inerti(argilla espansa,polistirolo...) sotto il substrato in modo da evitare il contatto diretto delle rocce con il vetro e al contempo diminuire lo spessore dato dal substrato stesso.

 

Le rocce

Nel realizzare un iwagumi le rocce utilizzate saranno sempre in numero dispari (solo tre nel caso del Sanzon iwagumi)scartando quelle con dimensioni e forma troppo simili,questo per evitare a priori qualsiasi tipo di simmetria che andrebbe contro il concetto di “casuale” e “naturale”che è invece l'obiettivo principale che cercheremo di raggiungere. Le rocce avranno tutte colore e tessitura simili. Alcuni tipi di rocce sono caratterizzate da venature o da stratificazioni,come nel caso di alcune rocce sedimentarie, che corrono parallele lungo le superfici. Nell'utilizzare questo tipo di rocce è estremamente importante disporre i vari elementi facendo in modo che queste linee parallele siano orientate per quanto possibile nella stessa direzione o quantomeno in direzioni non troppo diverse. Si tenga presente che queste venature sono un ottimo mezzo per guidare l'occhio dell'osservatore verso i punti di maggiore interesse della composizione: un ottimo espediente,ad esempio, consiste nell'orientare le venature delle rocce secondarie in direzione della roccia più grande (Foto 1) oppure in direzione di un vialetto centrale quando presente. Nello scegliere le rocce si tenga presente che esse una volta posizionate in vasca dovranno apparire come le punte di un iceberg ovvero come le parti affioranti di rocce ben più grandi e quindi dovranno essere grandi abbastanza per poter essere almeno in parte interrate nel substrato senza perdere del tutto la loro bellezza ed il loro “carattere”.Nella scelta delle rocce è bene valutare a priori anche quali saranno le piante che utilizzeremo in primo piano: rocce troppo piccole potrebbero letteralmente scomparire una volta che il prato sarà cresciuto oppure quest'ultimo potrebbe nascondere,se posti in basso, proprio quei particolari(una fenditura o una venatura nella roccia ad esempio) che rendevano la composizione così attraente prima della crescita delle piante.

E' buona norma osservare l'effetto delle rocce posizionate in vasca sotto quella che sarà l'illuminazione definitiva della vasca : l'alternarsi di parti illuminate e zone d'ombra sulle rocce è di grande importanza per dare carattere alla composizione,si tratta quindi di un aspetto che va attentamente studiato. In questo modo eviteremo che “difetti” delle rocce vengano esaltati dalla luce o che particolari attraenti rimangano in ombra. Una volta completata la composizione non abbiate fretta di riempire la vasca. Meglio concedersi qualche giorno per osservare con attenzione il risultato ottenuto,è possibile che qualche difetto venga notato solo in un secondo momento o che ci si abitui presto alla composizione: accade non di rado che una composizione che “a caldo” ci sembrava interessante ci sembri noiosa già il giorno dopo. Con la vasca vuota si può sempre apportare qualche miglioria o provare a sviluppare qualche nuova intuizione.

 

Tensione e calma

Uno degli aspetti più interessanti dell'aquascaping è lo studio delle diverse sensazioni che una stessa roccia può suscitare nell'osservatore al variare della posizione o dell'inclinazione che gli diamo posizionandola in vasca. Generalmente rocce lunghe e strette alla base suscitano nell'ossevatore una sensazione di tensione e instabilità soprattutto se daremo a queste rocce una forte inclinazione. Al contrario rocce basse con base larga ci trasmetteranno un senso di calma e stabilità.(Foto 2 e 3).Nel realizzare un iwagumi andrebbe evitata una tensione eccessiva data da costruzioni troppo artificiose perchè in accordo con la visione del wabi-sabi in questo tipo di composizione (come in ogni espressione artistica giapponese) la bellezza deriva da un'eleganza non ostentata.

Il wabi-sabi ,la “bellezza imperfetta”è un concetto dell'estetica giapponese difficilmente traducibile per noi occidentali,qui senza addentrarci troppo diremo che si basa sulla consapevolezza della transitorietà e caducità delle cose. Nella cultura giapponese i segni del tempo(una crepa in un vaso di ceramica,la patina di alghe,muschi e licheni su una statua o su una roccia,i segni dell'usura su un utensile)anziché sminuire la bellezza ed il pregio di un oggetto ne accrescono il fascino ed il valore estetico. E' intuitivo che il nostro iwagumi (come del resto accade con i bonsai) potrà considerarsi tanto più riuscito quanto più ci darà la sensazione di esistere da molto tempo.

 

Iwagumi-01-small

Foto 1: le venature e l'inclinazione delle rocce sono un ottimo mezzo per guidare l'occhio dell'osservatore verso punti di particolare interesse,in questo caso la roccia principale.

 

Iwagumi-02-smallIwagumi-03-small

Foto 2 e 3: la base delle rocce è di fondamentale importanza per dare alla composizione un senso di stabilità. Nella foto 2 la roccia stretta alla base sembra in equilibrio precario e suscita in chi osserva una sensazione di instabilità. Nella foto 3 la stessa roccia appare come la punta di un iceberg ovvero come la parte affiorante di una roccia ben più grande e la larghezza della base la fa apparire molto più stabile.

 

Iwagumi-04-smallIwagumi-05-small

Foto 4 e 5: alcuni esempi di iwagumi.

 

Vediamo ora da vicino quali sono le rocce,gli elementi fondamentali dell'iwagumi e la loro funzione.

 

Oyaishi (roccia principale)

E' la roccia principale,quella di maggiori dimensioni ed è un elemento determinante per dare carattere alla composizione della quale costituisce il punto focale. In un iwagumi dovrebbe essere la prima cosa che viene notata da chi osserva la composizione,per questo ruolo quindi sceglieremo sempre la roccia più attraente ed interessante per forma e tessitura .Una buona roccia principale dovrebbe essere alta circa 2/3 dell'altezza della vasca. Nei giardini giapponesi questa roccia viene generalmente posta in posizione eretta ma in acquario si otterrà un effetto più naturale con una posizione leggermente inclinata,quasi ad indicare il senso della corrente. Uno degli errori più comuni e grossolani nel realizzare un iwagumi consiste nel posizionare la Oyaishi esattamente al centro della vasca. Una roccia in tale posizione divide la vasca in due parti uguali creando quindi simmetria che,come si è detto,va sempre evitata.

La posizione ideale per la roccia principale si trova leggermente a destra o a sinistra del centro,in particolare nel punto determinato dalla sezione aurea ovvero il punto che divide la lunghezza della vasca in due parti tra loro in un rapporto di 1: 1,618.Buoni risultati si ottengono anche posizionando la Oyaishi seguendo la cosiddetta “regola dei terzi” ovvero facendo in modo che lo spazio a destra e quello a sinistra della roccia siano in un rapporto di 2:3.

 

Fukuishi (roccia secondaria)

La posizione della roccia principale(determinata seguendo la sezione aurea o la regola dei terzi)divide la vasca nel senso della lunghezza in due sezioni disuguali. E' nella sezione maggiore che spesso andremo a posizionare la Fukuishi, la seconda roccia per grandezza, ponendola generalmente in posizione più avanzata o più arretrata o comunque preferibilmente non sullo stesso piano della Oyaishi. Il compito di questa roccia è spesso quello di bilanciare la composizione creando un equilibrio tra il lato destro e quello sinistro della vasca.

 

Soeishi

La terza roccia (per grandezza) viene generalmente posta nella sezione opposta della vasca rispetto alla Fukuishi. Oppure in posizione avanzata tra le due rocce più grandi (mai al centro esatto). La funzione di questa roccia è quella di accentuare la forza della Oyaishi,talvolta ampliandone idealmente la base e di conseguenza il senso di stabilità. La posizione della terza roccia è di fondamentale importanza per dare profondità alla composizione.

 

Suteishi( roccia sacrificale)

Per completare la composizione in genere si utilizzano una o più rocce di piccole dimensioni la cui funzione consiste nel creare continuità e “unità” tra le rocce più grandi e al contempo arricchire la composizione di nuovi particolari. Le Suteishi sono dei puri accessori, spesso col tempo possono anche sparire completamente sotto la vegetazione e per questo motivo sono dette anche “pietre sacrificali”.

 

La scelta delle piante

Un iwagumi dovrebbe trasmettere tranquillità e semplicità quindi la scelta delle piante dovrebbe essere limitata a specie dall'aspetto umile e poco appariscente: piante vistose con colori accesi mal si intonano con questo tipo di composizione perchè finirebbero per distrarre l'occhio dell'osservatore dall'elemento più importante:la composizione di rocce. Anche il numero di specie dovrebbe essere non superiore a due o tre. Le piante ideali per l'iwagumi sono tutte le specie basse da prato e le varie specie di muschi. Qualora si decidesse di realizzare uno sfondo,si sceglieranno piante dall'aspetto sobrio,ideali ad esempio tutte quelle specie con foglie lineari o nastriformi come la Vallisneria nana o l'Eleocharis vivipara.

E' interessante notare come alcune persone abbiano un senso estetico innato e riescano a creare composizioni equilibrate seguendo solo il loro istinto. Questa capacità può però essere sviluppata con l'esercizio, con un'attenta osservazione della natura e seguendo i semplici accorgimenti descritti in questo articolo che vanno però presi come delle linee guida generali: la natura ci offre modelli praticamente infiniti,quello che conta alla fine è riuscire a realizzare qualcosa che appaghi soprattutto l'occhio di chi realizza la composizione,solo così potrà considerarsi espressione del proprio senso estetico e del proprio gusto.

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