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L'acquario sostenibile: il substratodi Dario Schelfi

Substrato, ovvero la base che da sostegno alla pianta. Nel gergo acquariofilo indichiamo comunemente con questo termine il materiale impiegato per dare corpo al "fondo" dell'acquario: sabbia, ghiaia, lapillo, torba, gravelit, argilla, terra allofana, tutto può costituire materiale da substrato.

Le "filosofie" di gestione non prescindono quasi mai dalla scelta più congeniale del materiale che impieghiamo per realizzare il substrato ed è quindi fondamentale scegliere con oculatezza il sostegno di coltura a meno di non voler disfare, in corso d'opera, l'intero allestimento.

Nella trattazione dell'acquario sostenibile, abbiamo più volte posto l'accento sulla sua "godibilità nel lungo periodo" e sui suoi regimi piuttosto pacati e di queste caratteristiche terremo conto anche nel prosieguo di questa breve trattazione che, come di consueto, non vorrà contrapporsi alle gestioni più "spinte", avendo piuttosto come obiettivo quello di evidenziare pregi e difetti di alcuni tra i materiali più comunemente impiegati per le vasche hightech a bassa manutenzione.

In una gestione sostenibile il substrato deve rivestire particolari caratteristiche [e potenzialità] nel senso che, se in vasche spinte è nella logica dell'allestimento pianificare una sostituzione del substrato in tempi più o meno brevi, l'acquario da "via di mezzo" presuppone e auspica invece che il materiale impiegato consenta una gestione a lungo termine [e parliamo di anni] limitando quanto più possibile non solo gli interventi di ordinaria manutenzione, ma soprattutto l'integrazione con elementi nutritivi post allestimento.

Questa breve premessa, elimina dal novero delle possibili scelte tutti quei materiali che, per loro stessa natura, mal si addicono a permanere in vasca per periodi superiori ai due o tre anni e ciò non solo per un progressivo impoverimento delle sostanze nutritive in essi contenute [ammesso che ne posseggano], cosa questa comune a quasi tutti i substrati, ma soprattutto per il loro intrinseco ed inevitabile deterioramento che li porta a degradarsi e compattarsi, dando origine a spiacevoli inconvenienti come le pericolose anossie.

Per scelta narrativa verranno quindi esclusi tutti i materiali composti esclusivamente da terre allofane che, a parere dello scrivente, andrebbero inserite in pianificazioni di gestioni ben più qualificate e programmate di quelle che riguardano l'acquario sostenibile.

Un subsrato "sostenibile" deve, quindi, e per prima cosa, essere duraturo. Deve cioè durare nel tempo non solo in ragione della sua consistenza [non deve sfaldarsi o compattarsi], ma anche per ciò che attiene la sua possibilità [o attitudine] ad interagire con la flora batterica dalla quale verrà colonizzato, fungendo da filtro supplementare per l'intero sistema acquario.

Il substrato sostenibile non deve perciò essere solo un supporto materiale al quale le piante possano ancorarsi, ma deve anche fungere da sostegno biologico, nutrendo, per quanto possibile, la massa vegetale che lo popola.

E' fin troppo evidente, quindi, che la scelta, in tal senso fatta dall'acquariofilio, potrà determinare nella maggioranza dei casi una buona base di partenza per ottenere un equilibrio biologico idoneo a garantire una crescita sana e rigogliosa con minimi interventi di manutenzione.

La casistica: nella trattazione che segue verranno indicati alcuni dei materiali impiegati [dal sottoscritto] per allestimenti di acquari con piante, allestimenti che, per ovvie ragioni di attendibilità, sono stati effettuati in un arco temporale piuttosto ampio [da due a sei anni], così da poterne valutare seppur approssimativamente [e senza basi scientifiche] la loro idoneità nel lungo periodo.

 

Gravelit

gravelit1

 

Il gravelit è, in qualche misura, l'uovo di colombo. Iniziai ad utilizzarlo quasi per caso una decina di anni fa, quando l'immenso universo acquariofilo era ancora per me una tabula rasa. L'impiego in acquario mi convinse quasi subito, non solo per la sua economicità, ma soprattutto per la sua estrema versatilità, capace di consentirne l'uso anche mischiandolo con altri materiali.

Il gravelit si presenta come un composto molto leggero, simile ad argilla espansa [ricorda vagamente il riso soffiato], ma di granulometria più ridotta, molto poroso e di colore chiaro.

A differenza dell'argilla espansa, non galleggia, ed è quindi indicato nella preparazione di substrati di coltura, non solo in acquario, essendo spesso impiegato in florovivaismo per la preparazione dei letti di coltura post semina o nei terricci di accrescimento.

Tecnicamente è un materiale che in qualche maniera può essere considerato come il "cugino povero" di altri e più blasonati materiali, primi fra tutti la Flourite™, dalla quale, come vedremo si discosta per innumerevoli differenze.

Il gravelit è sostanzialmente una graniglia che per la sua porosità facilita enormemente l'attecchimento delle giovani plantule in acquario, stimolando la produzione di fitti apparati radicali che rimangono stabilmente ancorati ai piccoli granuli  anche in caso di espianto.

Questo materiale è piuttosto povero di sostanze nutritive, è decisamente inerte, non interagendo in alcun modo con i valori di pH e durezza carbonatica dell'acquario.

Queste caratteristiche, unite alla sua straordinaria porosità [che consente una notevole ossigenazione del substrato] ne fanno uno strumento particolarmente indicato non solo  nell'allestimento di vasche dedicate alle piante, come supporto di coltura, ma anche quale filtro biologico da impiegare in luogo dei classici cannolicchi ceramici.

 

gravelit2

 

Le caratteristiche proprie di questo materiale rendono tuttavia necessari alcuni accorgimenti per il suo corretto impiego in acquario.

E' buona norma, infatti, procedere alla sua stratificazione, se usato puro, ricoprendolo con ghiaia a granulometria medio fine poiché la sua consistenza piuttosto grossolana e la sua leggerezza possono a volte rappresentare in handicap per l'accestimento di piante che presentano all'atto della piantumazione un  ridotto apparato radicale.

Eleocharis, Glossostigma, Hemianthus e simili, mal si adattano ad una collocazione diretta sul gravelit ed è quindi opportuno, in fase di allestimento, provvedere ad una idonea copertura di tale substrato con ghiaia medio fine o altro materiale che con il suo peso riesca a mantenerlo  un po' più compatto.

In tal senso la piantumazione potrà essere sostenuta dalla maggiore compattezza del materiale di copertura [ghiaia fine o simili] mentre le radici, una volta sviluppatesi, potranno estendersi all'interno del gravelit producendo una fitta rete di radici capillari.

Essendo un materiale piuttosto povero, l'impiego del gravelit dovrebbe prevedere, in ogni caso, un sostegno a base di fertilizzanti a lenta cessione da integrare un paio di volte l'anno nei pressi dei cespi di piante più sviluppate o, in alternativa, una distribuzione a "scacchiera" lungo tutta l'area dell'acquario al momento dell'allestimento.

Una delle "accoppiate" che maggiormente mi hanno entusiasmato è stata quella tra gravelit e Flourite™.

Quest'ultima, che com'è noto è un marchio registrato coperto da brevetto Seachem, interagisce in maniera davvero sorprendente con il gravelit, tanto da essere divenuta una sorta di costante in quasi tutti i miei allestimenti.

Chi si volesse cimentare con questa accoppiata, tenga presente alcune accortezze, prima fra tutte quella di non creare stratificazioni tra gravelit e Flourite. I due substrati vanno mischiati per bene fino a farli diventare un unico composto. Eventualemtne, per ragioni puramente estetiche, lo strato superiore del substrato [quello a vista] potrà essere costituito esclusivamente da Flourite, cosi come l'intero perimetro della base dell'acquario [in questo caso al momento della distribuzione del mix dovranno essere lasciati liberi circa 5cm tra i vetri laterali della vasca e l'interno dell'acquario medesimo, in maniera che questo spazio vuoto possa essere riempito con sola Flourite, rendendola visibile dall'esterno].

Qualunque sia la scelta operata, sia che lo utilizziate puro, o mischiato con altri materiali, il gravelit vi sorprenderà per la sua versatilità.

Ne suggerisco l'impiego in ragione del 50% del volume del substrato, se impiegato con Flourite, ovvero in misura del 30 – 40% se impiegato con ghiaia [in questo caso è comunque necessario realizzare un "letto" di solo gravelit di almeno 2cm.

Per la mia esperienza è da escludere il suo impiego con sabbia fine che drenando verso il basso finirebbe col fare affiorare i piccoli grani di gravelit.

Un utile accorgimento è quello di impiegare materiali di copertura di colore chiaro o comunque affine a quello del gravelit [ghiaia di quarzo rosa o simili] in modo tale che l'eventuale affioramento di qualche grano di gravelit passi inosservato mimetizzandosi con il resto del substrato prescelto.

Il gravelit non va mai sciacquato prima del suo utilizzo.

Attualmente stiamo anche verificando una miscela composta in parti uguali tra gravelit e torba bionda. Il substrato ottenuto ricorda vagamente la Power Sand ADA, dalla quale credo si discosti per le intrinseche differenze organiche e che tuttavia sta "rispondendo" egregiamente alle sollecitazioni colturali a cui è sottoposta. Anche in questo caso il mix ottenuto è stato impiegato come letto di coltura, provvedendo ad una sua copertura con ghiaino policromo a granulometria fine. L'impiego della torba mi lascia qualche dubbio sulla sua efficienza nel lungo periodo ma è ancora presto per trarre conclusioni delle quali avremo certamente modo di parlare ancora.

 

Flourite™

Flourite

 

Se fossi un pubblicitario la definirei "miracolosa", ma siccome continuo ad essere un apprendista stregone mi limiterò ad indicarla come "eccezionale". Da quando l'ho scoperta, anni fa, la Flourite™ è stata un crescendo di soddisfazioni. Per chi, come me, si diletta nell'allestimento di acquari di piante, la ricerca di un substrato stabile ed affidabile era un obiettivo primario.

I più affezionati utenti dei forum dedicati all'acquariofilia, si ricorderanno, anni or sono, i miei primi timidi tentativi di discernere le caratteristiche di questo substrato, allora forse non ancora conosciuto come adesso. Della Flourite, si sapeva [e si sa] ancora relativamente poco poiché la Seachem si guarda bene dal fornire gli elementi che ne caratterizzano le peculiarità. Di certo sappiamo che si tratta di un materiale piuttosto poroso, ottenuto, pare, con cotture ad elevate temperature, ricco di ferro, capace di mantenere inalterate per diversi anni le sue caratteristiche chimico fisiche.

Nella pratica si presenta come una ghiaia a spigolo vivo, ricca di polveri, piuttosto pesante, disponibile in due differenti colorazioni, la "classica" e la "Red". Quest'ultima ha dato spesso innumerevoli problemi di sfaldamento, tanto da rimanere praticamente esclusa da quasi tutti gli appassionati che impiegano i prodotti Seachem.

La Flourite "classica" è quindi l'unica che prenderemo in considerazione nella nostra trattazione, rimanendo comunque "aperti" a qualunque testimonianza positiva che i lettori volessero fornirci anche sulla "sorella" rossa.

La Flourite è quindi un ottimo alleato nella predisposizione del substrato di coltura, specialmente se non si è pianificato un rifacimento del fondo nei primi due anni successivi all'allestimento poiché, come vedremo, ho testimonianza diretta di vasche allestite con questo materiale da oltre cinque anni.

La struttura di questa graniglia, le cui dimensioni variano da 1 a 5 mm, pare consenta l'insediamento di una flora batterica piuttosto eterogenea, fungendo sia da supporto per i batteri aerobici, che di quelli anaerobici.

I laboratori Seachem pare abbiano dimostrato che il particolare trattamento termico cui la Flourite è sottoposta favorisca, più che in altri materiali, la colonizzazione di questi importanti ceppi così utili all'equilibrio dell'acquario.

Non mi addentrerò ovviamente oltre nella delicata materia della biologia e della chimica, non avendone le basi, limitandomi a testimoniare, per pura cognizione di causa "visiva", che c'è del vero nelle affermazioni della Seachem.

Il substrato inizia infatti a dare il meglio di sè dopo circa un anno dallo start up dell'acquario, tanto da poter rendere paradossalmente inutile, a parere di chi vi scrive, il sistema di filtrazione biologica del filtro.

Credo infatti che una vasca allestita con Flourite e con ridotto carico organico, se fittamente piantumata, possa benissimo fare a meno di qualunque filtro biologico, richiedendo al più un sistema di movimentazione superficiale dell'acqua. Ma queste probabilmente sono solo personalissime congetture.

Non è, invece, una congettura la straordinaria simbiosi che si istaura tra la Flourite e le piante, tanto da assistere spesso a strani casi di "comportamento" vegetale [piante erette che finiscono col crescere come stolonanti, muschi che formano dei compattissimi cuscini ancorandosi direttamente al substrato ecc.].

 

In acquario

Le polveri sono la prima caratteristica di cui si dovrà tenere conto all'atto dell'inserimento della Flourite in acquario. Benché la Seachem dichiari espressamente che il substrato è stato lavato prima di essere confezionato, suggerisce comunque di sciacquarlo ulteriormente prima di utilizzarlo.

Personalmente non ho mi effettuato alcuna preventiva pulizia della Flourite e ciò non solo per non disperdere le utilissime polveri, ma anche perché un eventuale lavaggio rischierebbe di protrarsi all'infinito perché non otterremmo mai l'acqua limpida che ci aspettiamo di trovare quando sciacquiamo un qualunque substrato.

E' quindi fondamentale, a parere di chi vi scrive, che la Flourite non venga in alcun modo lavata prima di essere utilizzata.

E' invece fondamentale che l'acquario sia vuoto al momento dell'inserimento del substrato, perché l'eventuale contatto con l'acqua determinerebbe immediatamente la creazione di una pozza nera e fangosa.

Se impiegata correttamente, quindi, la Flourite non solo non "sporcherà" l'acqua in alcun modo, ma nell'arco delle dodici ore successive all'avvio dell'acquario, darà testimonianza delle sue straordinarie caratteristiche rendendo l'acqua limpida e cristallina.

Rammentiamo, ove ce ne fosse bisogno [e questo accorgimento vale per qualunque substrato si utilizzi] che il riempimento va fatto sempre impiegando un piattino sul quale fare scivolare delicatamente l'acqua, evitando che si creino buche che manderebbero immediatamente in sospensione le micropolveri.

Pertanto [ad acquario vuoto]:

1. stendere la Flourite [creando un dislivello di 3 – 4 cm tra la parte anteriore dell'acquario e quella posteriore];

2. riempire con acqua [utilizzando un piattino];

3. attendere circa dodici ore prima di avviare la pompa del filtro [per consentire alle polveri di sedimentare];

4. trascorso il predetto termine, avviare la pompa impiegando soltanto dei materiali di filtrazione meccanica [i supporti biologici rischierebbero di intasarsi inutilmente];

5. trascorse ulteriori 12 ore [possono occorrerne anche 24], eliminare il supporto di filtrazione meccanica, sostituirlo, inserire il materiale di filtrazione biologica e fare partire il filtro come d'abitudine.

6. eventuali depositi di polveri ai bordi dell'acquario [o nell'acqua di superficie] potranno essere facilmente rimossi con l'impiego di un comune foglio di carta assorbente, mentre eventuali accumuli di polveri sul substrato potranno, se ritenuti antiestetici, essere aspirati con un sifone a campana.

7. rammentate sempre, quando operate direttamente sulla Flourite, di spegnere la pompa del filtro e di attendere il deposito delle polveri prima di riavviarla [in genere sono sufficienti quindici minuti].

Questi semplici accorgimenti consentono di impiegare al meglio la Flourite, evitando nel contempo gli spiacevoli inconvenienti comuni a tutti i substrati ricchi di polveri e microparticelle.

 

Composizione Fluorite™

fonti: www.seachem.com

tabella

Units = mg/kg, source: Plasma Emission Spectrometer, EPA Method 3050, Univ. of Georgia Chemical Analysis Lab

Nota Bene: non si confonda la Flourite ™ Seachem con la fluorite [CaF2] costituita da Floruro di calcio naturale cristallizzato nel sistema cubico e frequente sia in cristalli, che in masse compatte.

 

Onyx Sand ™

onyx sandAnch'essa della famiglia Seachem, la Onyx Sand, sebbene poco diffusa in Italia, rappresenta un ottimo substrato di coltura per la realizzazione dell'acquario di piante.

Nonostante le sue potenzialità, la scarsa reperibilità nel nostro paese penalizza fortemente questo prodotto che meriterebbe, invece, maggiore attenzione da parte dell'importatore dei prodotti Seachem.

Ne venni in possesso qualche anno fa e decisi di cimentarmi con una piccola vaschetta, impiegando Onyx e ghiaino policromo.

La ridotta quantità di cui disponevo non mi consentì di realizzare un acquario di grosse dimensioni e quindi, fui costretto ad optare per un allestimento di piante sciafile accompagnate da alcuni piccoli cespugli di Hygrophila polisperma rosanevig.

La Onyx Sand si presenta in maniera decisamente differente rispetto alla Fluorite™, dalla quale differisce non soltanto per la colorazione [la Onyx è di colore grigio/bruno] e la granulometria [leggermente più ridotta], ma soprattutto per le caratteristiche chimiche che la compongono.

A differenza della Fluorite™, la Onyx Sand™ è molto ricca di calcio e relativamente povera di ferro, caratteristiche queste che non conoscevo al momento del suo impiego e di cui, invece, avrei dovuto avere accortezza.

La Seachem dichiara, infatti, un contenuto di Magnesio e Calcio decisamente elevati, specie se rapportati con i comuni substrati impiegati in acquariofilia, quantità queste che ebbero un immediato effetto sui valori della vasca che avevo realizzato.

Nonostante i ripetuti cambi d'acqua, complici anche le mie allora immense lacune, non riuscii a ridurre i valori di durezza carbonatica che, invece, continuavano a schizzare alle stelle. L'erogazione di CO2 nella vasca da 60 litri pareva addirittura non sortire alcun effetto, stante il livello del tampone che non riusciva a ridursi a livelli più miti. Sarebbe oggi molto interessante provarne gli effetti accoppiandola magari con terre allofane, giusto per bilanciarne gli effetti sul tampone.

Composizione Onyx Sand ™

fonti: www.seachem.com

tabella2

Units = mg/kg, source: Plasma Emission Spectrometer, EPA Method 3050, Univ. of Georgia Chemical Analysis Lab

 

Laterite

Diffusissima in America, tra gli amanti degli allestimenti all'olandese, la laterite è stata fino a qualche anno fa uno dei principali substrati a base "fertile" impiegato nella predisposizione dei letti di coltura delle vasche di piante.

La laterite è una roccia sedimentaria che si origina per effetto della disgregazione di formazioni rocciose in regioni caratterizzate da clima caldo e frequenti precipitazioni.

I silicati che la compongono risentono fortemente della trasformazione operata dall'anidride carbonica e dell'acqua, la cui azione combinata determina una decomposizione chimica dei predetti che vengono trasformati in una mescolanza di idrossidi di alluminio e di ferro, con una spiccata componente di argille dal tipico colore giallo rossastro.

Paradossalmente, la laterite, impiegata nei nostri acquari come fonte di [alcuni] nutrienti, è uno dei terreni più poveri esistenti in natura [il suolo lateritico delle regioni tropicali ed equatoriali è poco adatto alla vegetazione, la quale riesce a svilupparsi con rigoglio solo grazie alle frequenti inondazioni e precipitazioni che reintegrano periodicamente i minerali dispersi].

 

In acquario

Esistono fondamentalmente due tipologie di impiego della laterite in acquario: come vero e proprio "letto" e come integratore a lenta cessione.

La prima forma di impiego è probabilmente la più idonea per lo sviluppo di un acquario di piante, poiché, solo se usata in maniera consistente ed uniforme la laterite riesce ad incidere in maniera determinante sulla crescita vegetativa.

La seconda ipotesi, che consiste nell'impiego di piccole sfere  come fertilizzante a lenta cessione, non mi ha mai convinto più di tanto, a tal punto da averla accantonata definitivamente, poiché in nessun caso ho riscontrato apprezzabili cambiamenti di sviluppo da parte delle piante alle quali la somministravo.

laterite2Una via di mezzo [la quale mi lascia comunque dubbioso circa gli effetti concreti della laterite in acquario] consiste nello sbriciolare le sfere di laterite, distribuendole uniformemente sul fondo della vasca, subito sopra un sottile strato di ghiaino [o posizionandole a diretto contatto col vetro], e ricoprendole con non meno di tre o quattro centimetri di ulteriore ghiaia.

Per una più ottimale stratificazione ritengo opportuno suggerire l'impiego di ghiaia a grana fine poiché la laterite polverizzata finisce inevitabilmente in circolo e l'impiego di materiale di copertura più grossolano non riuscirebbe ad imbrigliarla all'interno del substrato, finendo con lasciarla vagare in acquario, sotto forma di microparticelle.

Non ho mai avuto una particolare predilezione per questo substrato, tanto da averlo impiegato solo come integratore di letti a base di gravelit, ma non ho mai avuto certezza, in questi casi, se il rigoglio delle piante dipendesse dal solo gravelit o dalla laterite.

Un paio di tentativi condotti su vasche sostenute da sola laterite e ghiaia quarzifera hanno dato deludenti risultati, tanto da avermi indotto nel recente passato ad eliminare completamente questo materiale di coltura dai miei allestimenti.

E' probabile, quindi, che l'impiego di laterite come substrato fertile possa essere agevolmente sostituito da altrettanti supporti con maggiore efficacia nutritiva.

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