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CHIMICA / FERTILIZZAZIONE
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Muschi e legni in acquario

Editoriale:

"muschi e legni in acquario" di Fabio Lorusso

 

Come scegliere i muschi da collocare in acquario e soprattutto quali tecniche impiegare per la loro corretta legatura? In un interssante reportage tecnico fotografico, Fabio Lorusso ci spiega come ancorare correttamente queste briophyte sopra legni e pietre, evidenziando con dovizia di partiolari ogni singolo step per un efficace e duraturo posizionamento. L'articolo è corredato da numerose fotografie e da un breve filmato dimostrativo, allo scopo di facilitare la riproducibilità delle tecniche illustrate non solo per il neofita, ma anche per gli acquariofili con maggiore esperienza. Insomma, un articolo da leggere e rileggere per imparare ed affinare uno dei primi step che ogni aquagardener deve conoscere per cimentarsi nella coltivazione delle piante acquatiche.

 

Buona visione

Dario Schelfi

 

 

L’Aquascaping è l’arte di ricreare suggestive ambientazioni sommerse, rivisitando paesaggi naturali e/o ideali e riproducendoli sott’acqua. Elementi cardine di queste rielaborazioni sono in primis le piante acquatiche e poi, ovviamente, altri oggetti d’arredo come legni, radici, rocce, ciottoli, sabbia, e quant’altro. Con questi elementi di base si possono ottenere un’infinità di combinazioni, come in una sorta di tela del pittore, su cui l’acquariofilo-artista si cimenta a dipingere la sua visione di un ambiente subacqueo. Prendono forma così praterie, giardini rocciosi, spiaggette, sentieri, paesaggi montani, fiumi, laghetti, cascate, alberi isolati ed interi boschi, per un innegabile piacere visivo di chi “compone” e di chi contempla la creazione.

 

In questi ultimi anni le composizioni si sono fatte più elaborate ed appariscenti, con l’intento di ricreare scorci sempre più naturali. Per ottenere ciò si è fatto via via più frequente l’utilizzo di muschi, grazie alla facilità di coltivazione, alla versatilità, alla varietà di forme e portamenti e alla ormai maggiore reperibilità di questo gruppo di vegetali.

 

La cosa che accomuna un po’ tutti i muschi è la loro iniziale necessità di essere fissati ad un supporto di crescita. Personalmente uso tutto ciò che mi capita sottomano: rocce laviche, pietre di vario tipo, lastre di ardesia, sassetti, pezzi di cocci di terracotta, legni, rametti e così via. Dipende ovviamente da cosa dobbiamo fare e dall’ambientazione che abbiamo in mente e vogliamo riprodurre. Con i muschi si possono ricoprire parzialmente o interamente i supporti scelti (legni, sassi, ecc.), per dare un naturale senso di “selvatico” o di vissuto all’ambiente da ricreare, la classica “patina del tempo”. Con essi possiamo formare cespuglietti o fronde d’alberi, rivestire delle pietre non particolarmente appariscenti per integrarle meglio nell’acquario, creare pareti verdi in vasche non eccessivamente grandi, possiamo coprire ed ingentilire tagli troppo netti di rami e radici, oppure si possono utilizzare semplicemente per “riempire” zone in cui, per condizione di spazio o luce, difficilmente si riuscirebbero a coltivare altre piante. I muschi ci lasciano quindi ampio spazio per lavorare con fantasia ed immaginazione.

 

Ma come fare ad ancorare i muschi al loro supporto?

Prima di iniziare questa semplice operazione è doveroso fare delle precisazioni. Innanzitutto gran parte dei muschi in forma sommersa manca delle strutture di ancoraggio (rizoidi) che permettono loro di aderire e fissarsi autonomamente alla superficie da colonizzare. Inoltre, se si dovessero far crescere senza controllo, alcuni cespugli potrebbero rovinarsi e svuotarsi alla base per un naturale processo di invecchiamento dei talli originali. Quindi dobbiamo mettere in conto che potrebbe essere necessaria un’ulteriore rilegatura al supporto stesso. Queste, insieme alle periodiche potature, sono normali operazioni di “manutenzione”, quindi nessuna paura o scoraggiamento e…… via con la legatura dei muschi!

 

Come procedere?

Innanzitutto dobbiamo avere chiaro, almeno in minima parte, ciò che vogliamo ricreare. Meglio sarebbe aver fatto in precedenza un piccolo progetto della vasca da allestire, magari anche con qualche schizzo su carta, ed esserci posti alcune domanda, del tipo:

Quale effetto vogliamo ottenere con il muschio?

Quali strutture abbiamo da ricoprire?

Quali muschi abbiamo a diposizione?

 

Ricordiamo che ci sono muschi a portamento verticale (Vesicularia reticulata/erect moss, Taxiphyllum sp./flame moss, Leptodyctium riparium/stringy moss), muschi a crescita più orizzontale (Vesicularia sp. /anchor moss, V. montagnei/christmas moss, T. alternans /taiwan moss), altri più tappezzanti (T. barbieri/java moss , anchor moss, christmas moss) o compatti (Fissidens fontanus/phoenix moss, T. sp/spiky moss, Fontinalis antipyretica/willow moss), alcuni ricadenti (V. ferriei/weeping moss), altri ancora a sviluppo diffuso e più disordinato (java moss, V. dubyana/singapore moss). Ce ne sono per tutti i gusti e per ogni esigenza. Scelti muschio e supporto, procediamo col fissaggio. Generalmente per la legatura utilizzo del comunissimo filo di nylon trasparente (quello da pesca per intenderci), reperibile in vari spessori. Evito sia i più sottili, perché sono difficili da manipolare con le dita e si spezzano alla prima trazione, sia quelli più grossolani, perché non offrono una legatura adeguatamente stretta. Direi che 0,25-0,40 sono spessori di filo più che adeguati. In alternativa al filo di nylon si può usare anche del normale filo di cotone per cucire, preferibilmente di colore marrone, nero o verde scuro per mimetizzarlo al meglio. L’unico problema del cotone è che in acqua si degrada nel giro di qualche settimana/mese, per cui dobbiamo ritornare a fissare il muschio una seconda volta, o più. Ma siamo già pronti a questa eventualità nel caso in cui il cespuglio di muschio sia cresciuto troppo o si stia staccando di suo dal supporto. In commercio ci sono anche specifici fili per la legatura dei muschi, ma sostanzialmente questi non aggiungono nulla di più al nylon o al cotone.

 

Abbiamo a questo punto il nostro muschio, il supporto scelto da ricoprire (ad esempio una pietra lavica) ed il filo. Procuriamoci un paio di forbici ed armiamoci di un minimo di pazienza.

 

Cominciamo con lo stendere per bene il muschio sulla pietra, anche senza riempirne l’intera superficie (ovviamente solo sulla parte che resterà visibile in acquario). Se vogliamo avere subito un effetto “pieno e pronto”, ne mettiamo un quantitativo generoso e più fitto. Normalmente però non c’è bisogno di metterne troppo. Con uno spessore eccessivo i talli sottostanti, non ricevendo luce, finirebbero comunque per marcire in breve tempo, rischiando di compromettere l’intera composizione. Steso il muschio, facciamo col filo un primo anello completo intorno al supporto. Fissiamo i due capi con un doppio nodo, meglio (ma non fondamentale) se dalla parte opposta rispetto alla superficie di posa del muschio. Questo per nascondere i nodi stessi; se non ci siamo riusciti, non preoccupiamoci: comunque scompariranno alla vista in breve tempo con la crescita della nuova vegetazione. Personalmente per stringere i nodi, dato che ho una mano impegnata a tener ferma la pietra, sono solito tenere un capo del filo tra i denti e tirare l’altro con la mano libera finché il nodo non resta bloccato (chi possiede tre mani è sicuramente facilitato in questa operazione, (ma io sono limitato, quindi mi aiuto anche con la bocca. N.d.R.). Lasciamo un capo del nylon lungo 10/15 cm mentre , con il filo che arriva dal rocchetto (lenza madre o filo madre), iniziamo ad avvolgere il supporto con giri attorno creando delle spire e praticando una leggera/media tensione sul filo, imprigionando cosi il muschio. A volte basta il peso del rocchetto per aiutarci nel tenere in tensione il filo, per cui consiglio di non tagliare il filo subito dalla bobina ma di aspettare la fine della legatura. Gli avvolgimenti devono essere abbastanza stretti da tener fermo il muschio, ma non troppo da segarne i talli. Appena siamo soddisfatti del bloccaggio del muschio, giriamo il nostro supporto, tagliamo il filo dalla bobina o rocchetto, assicurandoci di lasciarne un pezzo abbastanza lungo, sempre 10/15cm ed annodiamo i due capi tra loro (quello lasciato inizialmente più quest’ultimo ricavato). Stringiamo bene e tagliamo il filo in eccedenza. In punta di forbice eliminiamo il muschio in eccesso, sciacquiamo delicatamente e la nostra pietra “muschiata” è pronta per essere messa in vasca a far bella mostra di sé!

 

Tale procedimento è naturalmente identico per fissare il muschio a qualsiasi supporto inseribile nella nostra vasca.

 

Se questo dovesse presentarsi molto grande o di forma irregolare, è consigliabile praticare ogni tanto qualche nodo in più durante la fase di legatura. Anche in questo caso il filo lo taglieremo solo alla fine del processo, come descritto sopra per la legatura semplice. Cosi facendo saremo certi di aver prodotto un fissaggio più stabile e, nel caso ci sfuggisse l’oggetto di mano, non correremmo il rischio di dover ricominciare dall’inizio, per via dell’allentamento della tensione del filo causato dalla mancanza di presa.

 

Con questa tecnica si possono quindi fissare tutti i tipi di muschio a qualsivoglia struttura (da evitare i ciottoli lisci che farebbero scivolare continuamente il filo) lavorando comodamente appoggiati su di un piano ed all’asciutto. Per le pietre di medie dimensioni e dal profilo regolare a volte può risultare più facile e veloce l’utilizzo della retina per capelli al posto del filo. Basta semplicemente allargarla intorno alla pietra ricoperta di muschio, assestarla delicatamente e poi lasciare che il bordo elastico si richiuda al di sotto della pietra stessa, così che la retina la avvolga fermando il muschio sulla sua superficie. Un nodo alla base completa e fissa il tutto. Il muschio si svilupperà e fuoriuscirà dalle maglie della retina, ricoprendola in maniera naturale e facendola sparire presto alla vista. Ovviamente la tecnica della retina non è applicabile a pietre troppo piccole, a quelle eccessivamente voluminose, oppure ai supporti di forma irregolare.

 

A volte ci si ritrova nella necessità di dover legare muschi a strutture (generalmente rami) già presenti in vasca e difficilmente asportabili. Per agevolare l’operazione consiglio di abbassare il più possibile il livello dell’acqua, facendo emergere le strutture prescelte e procedendo come descritto sopra per la normale legatura all’asciutto. In alternativa si possono aggiungere pietre o rami già “muschiati” comodamente legati in precedenza fuori dall’acqua, da affiancare a quelli presenti in vasca, coi quali col tempo andranno ad armonizzarsi. Se proprio non si riesce a fare altrimenti, è comunque possibile lavorare anche “sott’acqua”, bloccando come al solito un capo libero del filo con un primo nodo e continuando pian piano ad avvolgere con l’altro capo, fissando alla fine il tutto come sempre con uno o più nodi. In quest’ultimo caso armiamoci però di tanta…. “pazienza!!!”

 

Per dovere di completezza riporto una tecnica particolarmente recente ed “originale” utilizzata per fissare alcuni tipi di muschio (singapore, christmas, phoenix, ecc.) al loro supporto in caso di avviamento di acquari col metodo dry-start (a secco). Il muschio prescelto va preventivamente triturato o sminuzzato in minuscoli frammenti, e quindi letteralmente strofinato sulla superficie da colonizzare. Questa verrà tenuta inizialmente in ambiente umido ma non completamente sommerso, dando la possibilità alle micro-porzioni di muschio di svilupparsi e magari di attecchire sul supporto. Solo successivamente la vasca verrà riempita d’acqua e seguirà la normale evoluzione di un acquario.

 

Indipendentemente dalla tecnica usata, consiglio di scattare qualche foto dopo aver allestito la vasca e di ripetere l’operazione ogni 15-20 giorni circa, così da poter apprezzare meglio la crescita e lo sviluppo del muschio inserito nel nostro acquario.

 

Adesso non resta che cominciare.

Buon lavoro a tutti.

 

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