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CHIMICA / FERTILIZZAZIONE
TECNICA & AQUASCAPING
VARIE

"Nano Cube" - di Enrico Fortuna

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PROGETTO

Realizzazione di piccoli acquari cubici, con gestione minimale, dedicati alle piante e all’allevamento di piccole caridine.

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Vasche in vetro senza l’ausilio di siliconature della misura di 20x20x20cm; pico vasche 15x15x15cm.

 

L’allestimento non prevede l’utilizzo di filtraggio, impianto co2, protocolli di fertilizzazione. Il progetto prevede la realizzazione di una plafoniera specifica, dotata di base di appoggio con struttura per la lampada a led di 6,8w 7000°k 680lumen led xcree bizeta light serie domino, realizzata in legno di quercia con stuccature e verniciata a smalto opaco nero impermeabile

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FORMAZIONE SUBSTRATO

Il fondo rappresenta la vera parte fondamentale del piccolo ecosistema. Deve occupare almeno la metà del volume della vasca, deve essere composto da granulometrie differenti, per evitare zone anossiche, deve essere ricco di micro/macro elementi, deve possedere e favorire una forte carica batterica per la trasformazione dei compostati azotati, deve infine favorire il radicamento delle piante.

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COMPOSIZIONE (dallo strato più profondo a quello superficiale): ½ cup polvere di carbone, ½ cup batteri in polvere lapillo lavico miscelatoa: HUMUS DI LOMBRICO, batteri, carbone, kiriu, torba da giardino, ADA aquasoil new amazonia, o altra terra allofana come substrato finale (elos terra black, nature soil oliver knott, akadama setacciata).

 

La composizione essendo ricca ti terra/humus, deve SEMPRE, NECESSARIAMENTE, essere ricoperta da un buon starto di terriccio allofano, quest’ultimo poiché ha delle componenti a carica negativa attira a se le particelle in sospensione rendendo l’acqua cristallina.

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Documentandomi e cercando di capire il perché queste piccole vasche non necessitino di filtraggio ed impianto di co2, ho trovato numerosi articoli a riguardo: la torba presente insieme all’humus ha una buona capacità di scambio cationico (nel senso che trattiene i cationi e li mette a disposizione delle radici), fornisce carbonio organico a lenta cessione ai batteri presenti nel substrato mantenendo un potenziale redox basso che favorisce la biodisponibilità degli oligoelementi. La CO2 verrà pertanto prodotta dal forte metabolismo batterico. Fondamentale è che il pH del substrato non sia basso (sotto il 6), questo perché potrebbe creare garvi problemi di asfissia, con conseguente rilascio di una serie di sostanze nocive, rendendo l’assorbimento radicale quasi nullo; inoltre, si potrebbero creare delle risolubilizzazioni di alcuni metalli pesanti presenti nel substarto a concentrazioni nocive, anche perché l’attività batterica abbassa di per se il valore del pH. Importante pertanto utilizzare substarti che non si compattino così da permettere nella primissima fase di ambientamento un’idonea ossigenazione del fondo, tale da facilitare l’istaurarsi della flora batterica e l’attecchimento delle specie vegetali utilizzate. A tal proposito ho trovato fondamentale l’utilizzo di terre allofane, le quali come accennato in precedenza, possedendo un elevato CEC trattengono l’ammonio e non solo, che si libera dal substrato, ma anche quello che viene prodotto in acqua (ciò grazie anche al flusso di acqua mediato dalle radici delle piante, che dalla colonna di acqua si insinua nel substrato trasportando con se le sostanze presenti. Mentre la terra, miscelata al lapillo (che di per se è ricco di micro) contiene ossidi di ferro, che sono in grado di trattenere fosfati ed altri anioni come il boro, molibdeno, ecc… togliendoli all’acqua e mettendoli a disposizione delle radici delle piante.

 

CONSIGLIO:

Ho notato che se si utilizzano piante in emersione, piantumate e fatte radicare nel substato, si avrà una crescita quasi doppia e la presenza di acqua più cristallina, dovuta al fatto che si crea un flusso di acqua dalla colonna al substrato, con tutti i vantaggisopra elencati

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i composti ferrosi presenti nel KIRYU inoltre legano i composti dello zolfo, che si formano nelle zone più profonde del substrato. In pratica l’acqua non essendo fertilizzata, fa si che le piante tendano a rimanere basse, con andamento strisciante, questo perché il substarto essendo ricco, crea un gradiente di nutrienti che viene recepito dalle piante e lì pertanto vi si dirigono. Mi sono inoltre documentato sul perché durante la fase di riempimento successiva al dry start non assisto a fenomeni di esplosioni algali: quando avviene il riempimento si assiste ad un cambio ovvio delle condizioni ambientali, i primi a reagire saranno i batteri avendo un metabolismo semplice e veloce, ho letto poi (ma ciò è tutto da documentare), che i batteri denitrificando, eliminano azoto e assorbono il fosforo (con consumo di O2 e produzione di CO2); si comportano come dei serbatoi naturali, che accumulano tali sostanze (di fatto competendo con le alghe), per poi rilasciarle molto lentamente. E proprio queste perturbazioni batteriche apporterebbero in colonna e nel substrato i prodotti di alimentazione delle piante.

 

FORMAZIONE HARDSCAPE

 

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l’estetica di queste piccole vasche gioca un ruolo fondamentale nella riuscita complessiva dei cubi, in quanto essendo molto piccole la parte che subito salta all’occhio è il layout stesso. All’interno di 20 cm è molto difficile regolarsi sulla formazione della struttura, sia essa rocciosa che lignea

 

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consiglio pertanto di mantenersi sull’utilizzo di una singola pietra o un singolo legno che dovranno necessariamente essere selezionati in maniera oculata. Preferendo pietre di particolare morfologia e struttura, tali che siano le piante a rendere risalto alla pietra e non viceversa. Solo cosi si potrà creare un insieme che sia gradevole. Inoltre a differenza dei grandi acquari, le dimensioni dell’hardscape vanno sproporzionate; nel senso che si ha una maggiore rilevanza artistica se si utilizzano pietre eccessivamente grandi o legni molto lunghi, facendoli fuoriuscire dai vetri, dando cosi una percezione di continuità con l’esterno e non la reale sensazione di miniatura, ma piuttosto di una piccola porzione facente parte di una vasca molto più grande! Poi ognuno è libero di realizzarsi lasciandosi guidare dal proprio senso artistico.

 

TECNICA “DSM” DRY START METHOD

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La fase di allestimento e start up di un acquario è sempre molto delicata, in particolare se si tratta di piccole vasche. Ho trovato molto semplice e relativamente meno rischioso l’avviamento con la tecnica DSM. Si tratta di piantumare e far crescere le piante in vasche umide, senza riempirle di acqua

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dopo aver predisposto il substrato e realizzato l’hardscape, si procede con il riempimento totale della vasca attraverso l’acqua di rubinetto, questo viene fatto per riempire tutti gli strati del fondo (in alcune parti si formeranno piccole camere d’aria), per bagnare il substrato e imbibirlo quindi di acqua e per ripulire da eventuali detriti prodotti dal substarto. Passata un’ora con la vasca piena di acqua si svuota, (evitare di lasciare ristagni di acqua sopra il fondo), si posiziona la vasca in modo da porre in piano l’acqua che deve “riempire il substarto” (solitamente basta mantenerla inclinata in base al dislivello del terreno). Infine si piantuma con pinzette fini.

 

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si chiude il tutto con del cellophane. Si mantiene sotto illuminazione per 8 ore al giorno:

  • la luce non deve essere eccessiva, troppa luce riscalda eccessivamente e inibisce la crescita (i led in questo senso ci vengono incontro), nebulizzare una volta al giorno, aprendo completamente la vasca dal cellophane, (la nebulizzazione va fatta con acqua di osmosi), evitando di aggiungere fertilizzanti, che andrebbero a depositarsi sul fondo favorendo la crescita delle alghe (alle alghe basta pochissima acqua);
  • attendere e proseguire per settimane, almeno finchè le piante non avranno occupato la maggior parte del substrato, saranno sicuramente visibili le radici penetrate nel fondo.

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CONSIGLIO:

riempire la vasca durante il DSM con acqua di rubinetto, almeno una volta a settimana, per lavare via tutti i detriti prodotti dalle foglie, ma soprattutto per evitare che prosperino moscerini, drosophyle, ecc… è un rischio che si corre, come pure la formazione di cianobatteri e muffe. Mantenere il substrato umido e non bagnato, fare in modo che non si formino risacche di acqua. Favorendo uno strato di acqua di almeno mezzo cm al di sotto del substarto si permette una formazione dell’apparato radicale più profondo

 

FASE DI RIEMPIMENTO:

Per la prima settimana sarebbe preferibile cambiare l’acqua almeno una volta ogni 2 giorni, l’ideale se si ha già un altro acquario è prelevare e cambiare l’acqua con quella dell’acquario gia maturo.

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altrimenti consiglio l’utilizzo di acqua RO addizionata con i sali tali da ottenere i seguenti parametri chimici: (KH) 5-10°dKH, durezza tot (GH) 7-15°dGH, pH 6,8-7,2, nitrati 5-10mg/l, fosfati 0,2-2 ml/l, temperatura 23-26°c, ferro 0,3-1 mg/l. Si può utilizzare eventualmente l’acqua di rubinetto tagliata con quella di osmosi. Essendo però ricca di cloro sarebbe preferibilie trattarla con un biocondizionatore, inoltre è probabile che ci sia una elevata quantità di sodio, ciò dipende dalla rete idrica del comune di appartenenza.

 

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per i primi 6 mesi non ho riscontrato delle carenze specifiche se non in alcune piante più esigenti di nutrienti, quali staurogyne repens rotala rotundifolia e tutte le rosse in genere. Passato tale periodo ho notato della clorosi nelle foglie dell’hemianthus callitrichoides e micranthemoides, necessitando pertanto di una piccola somministarzione di ferro. Dalla quarta settimana sono necessari cambi di acqua pari al 50% ogni 4-5 giorni, sempre con le modalità sopra descritte. Durante le prime due settimane consiglio di non potare le piante, ci sarà una prima fase di stasi vegetativa dovuta al fisiologico adattamento delle piante e alla formazione delle colonie batteriche in acqua. Passato tale periodo è opportuno eseguire una buona potatura delle piante , tale da ridare vigore e permettergli una crescita ottimale.

 

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