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Potare: come, dove, quando - 1pt di Dario Schelfi

Prima o poi ci toccherà potare. Potremo scegliere la gestione low o high, piante a crescita lenta o rapida, fertilizzare in maniera blanda o più sostenuta, ma non potremo esimerci dall'intervenire sulla crescita vegetale, riducendo il volume delle nostre piante, cresciute ormai a dismisura.

Potatura, dunque, croce e delizia di ogni acquariofilo.

 

Come potare?

Sembrerà paradossale, ma la corretta tecnica di potatura risulta ancora e per certi versi un‘incognita per alcuni acquariofili che rimangono spesso interdetti davanti a quegli steli cresciuti ormai senza alcun controllo.

Ma … come si pota?

La domanda, invero, è tutt'altro che banale perché, se è vero che una crescita sana e rigogliosa è spesso condizionata [tra l'altro] da un buon piano di fertilizzazione, è altrettanto vero che far crescere le piante è solo la metà "dell'opera", perché soltanto potando correttamente si riesce a mantenere bilanciato ed equilibrato l'assetto complessivo dell'allestimento che abbiamo prescelto.

Tradizionalmente [e spesso per mera comodità espositiva] si distinguono due differenti tipologie di interventi: una potatura di struttura ed una di mantenimento [ o contenimento].

La prima mira sostanzialmente all'irrobustimento delle giovani plantule, specialmente in fase di post allestimento, nonché alla definizione complessiva [e spesso solo sommaria] del layout; la seconda, ha, invece, come scopo, la definizione dei particolari, nonché, come indica la sua stessa denominazione, quella di mantenere la silhouette del disegno prescelto, contenendo la crescita entro i limiti e la struttura desiderata.

La potatura definisce quindi un intervento di radicale importanza nella gestione e manutenzione del nostro acquario di piante, sia che venga effettuata dopo l'allestimento, sia che si applichi in fase di mantenimento ordinario della vasca.

L'intervento di potatura viene generalmente effettuato in prossimità di un internodo [porzione di fusto compresa tra due nodi dai quali si dipartono i piccioli delle foglie] con l'ausilio di forbici munite di lame ben affilate. Il taglio deve essere netto, possibilmente senza alcuna "sbavatura" per consentire l'immediata cicatrizzazione della parte esposta e la conseguente schiusa delle genne dormienti.

Abitualmente si preferisce mantenere alcuni millimetri del piccolo moncone subito sopra la zona di taglio, per favorire la produzione delle nuove foglie ascellari che saranno stimolate in tal modo ad una più rapida schiusa.

Uno degli errori in cui si incorre più comunemente è quello di ritenere che la potatura fatta con le dita, pizzicando lo stelo tra pollice ed indice, non produca alcun effetto negativo sulla pianta. Ciò, sebbene le piante dimostrino comunque una straordinaria adattabilità alla ripresa vegetativa, è vero soltanto in parte.

Molto spesso, infatti, la pressione prodotta dalle nostre dita sull'esile stelo determina un'irreversibile compressione [e compromissione] dei tessuti apicali della zona di asportazione, che finiscono così col deteriorarsi irreparabilmente. La nuova vegetazione, in questi casi, risulterà non più prodotta dall'ultimo internodo, ma, nel migliore dei casi, da quelli più bassi, rimanendo la parte apicale priva di vegetazione.

Quindi, potare con lame affilate e nei pressi di un "nodo", ma … come intervenire praticamente in presenza di fitti cespugli?

L'intervento di potatura "ideale" sarebbe certamente quello di procedere per steli, operando singolarmente, tuttavia sappiamo bene che in alcuni casi [che sono poi la maggioranza] risulta praticamente impossibile procedere in tal modo poiché l'intricato intreccio di radici aeree e vegetazione rende estremamente difficoltoso districare la fitta matassa vegetale che ci accingiamo a ridurre. Si preferisce, quindi, intervenire sull'intera pianta cimentandosi in una sorta di arte topiaria al fine di strutturare l'assetto complessivo della pianta.

Tale operazione, se da un lato facilita enormemente l'intero intervento, dall'altro produce sovente alcuni inconvenienti pratici, poiché, non consentendo di operare nel dettaglio di ogni singolo stelo, finisce col coinvolgerete anche le foglie. Tale operazione è in ogni caso operabile solo in presenza di cespugli già strutturati e, quindi, in presenza di piante che abbiano già subito almeno un paio di potature di formazione.

In fase di prima potatura è quindi consigliabile munirsi di molta pazienza, intervenendo per quanto possibile su singoli steli.

L'operazione, tutt'altro che agevole, mette a dura prova la pazienza dell'acquariofilo che con cura certosina dovrebbe riuscire ad effettuare tagli precisi tra un groviglio di steli, non sempre facilmente accessibili [specie se situati nella parte posteriore della vasca]. 

 

La potatura post impianto

Come già accennato, uno dei primi obiettivi che si dovrebbero realizzare riguarda la creazione di "volume" all'interno dell'acquario. E' cioè indispensabile che le piccole [e spesso gracili] plantule acquistino un volume di materia "verde" allo scopo di creare e perfezionare quel fondamentale rapporto tra vuoto e pieno all'interno  dell'acquario che ci apprestiamo a definire.

La prima potatura andrebbe quindi operata tralasciando temporaneamente [e parzialmente] l'obiettivo finale della creazione di un layout. Strutturata grossolanamente "l'ossatura" del nostro acquario, dovremmo occuparci preliminarmente dell'irrobustimento delle piante, lasciandole crescere liberamente e potandole appena raggiunta la superficie dell'acqua, in misura  tale che venga asportata circa la metà della massa vegetale complessiva. Gli steli andrebbero quindi potati all'incirca a metà, distribuendo i tagli in maniera da realizzare sin da queste prime fasi un "abbozzo" di prospettica che potrà essere accentuata in un secondo tempo con la potatura di mantenimento e definizione.

In tale fase sarà quindi opportuno procedere con cautela, tagliando a degradare dal retro verso la parte anteriore in maniera tale che, anche in fase di sviluppo, gli steli posteriori risultino sempre più alti di quelli anteriori di un paio di cm.

Queste sono ovviamente solo delle indicazioni di massima poiché è tutt'altro che raro incontrare splendidi allestimenti in cui tale rapporto è disatteso.

Operando per singoli steli, piuttosto che intervenendo sull'intero cespuglio, avremo modo di calibrare con precisione la potatura, scegliendo con molta attenzione e poca approssimazione le piante che andranno mantenute più alte rispetto a quelle che, invece, andranno potate in maniera più consistente.

Tale operazione è, come vedremo, particolarmente indicata per interventi di struttura su piante che devono svilupparsi anche orizzontalmente, creando dei veri e propri "cuscini fluttuanti" come nel caso di Micranthemum umbrosum. 

 

La potatura di mantenimento

[o contenimento] presuppone invece già formata la struttura complessiva della vasca di piante e mira sostanzialmente alla definizione dei volumi occupati dal verde mediante piccoli interventi di asportazione apicale [ma non solo] delle nuova vegetazione.

Generalmente la potatura di mantenimento risulta molto meno invasiva rispetto a quella di struttura, specialmente se l'intervento viene operato con regolare cadenza, evitando che lo sviluppo vegetale assuma proporzioni rilevanti prima dell'intervento medesimo.

Abitualmente si pota poco prima che gli apici vegetativi si ripieghino sulla superficie dell'acqua, riuscendo in tal modo a mantenere inalterata la silhouette dell'intero cespuglio. Con questa potatura possiamo inoltre accentuare il senso prospettico dell'acquario, incidendo maggiormente sugli steli anteriori rispetto a quelli posteriori, che andrebbero quindi mantenuti più alti dei precedenti.

In fase di mantenimento del cespuglio elimineremo gli steli cresciuti al di fuori della silhouette, quelli malformati, colpiti da particolari carenze o particolarmente ricchi di pneumatofori [radici aeree].

Molto spesso è sufficiente attendere che gli steli sfiorino la superficie dell'acqua, eliminando con un taglio netto una porzione verde non più lunga di qualche cm, per ripristinare l'originario equilibrio.

L'osservazione della vasca è probabilmente l'unico vero indice che ci consente di "non far danni", poiché la potatura ha un senso estetico solo se viene operata ragionevolmente, osservando non solo il cespuglio sul quale si interviene, ma l'acquario nel suo complesso. Un cespuglio ben potato può dimostrarsi tutt'altro che armonico se si sposta l'osservazione dal singolo cespuglio all'intero acquario. L'imperativo è quindi: cautela!

Evitiamo di farci sopraffare dalla frenesia del perfezionista, molto spesso è meglio potare poco e frequentemente piuttosto che molto e sporadicamente.

Un antico detto cinese, in uso nella coltivazione del bonsai recitava: "pota poco e lascia crescere, poi pota ancora".

 

Effetti della potatura

L'intervento di potatura viene generalmente ben tollerato dalle piante, specialmente se l'equilibrio chimico fisico dell'acquario è stabile. Non sono tuttavia rari i casi in cui le piante "rispondono" malamente agli interventi di taglio, bloccando immediatamente la crescita e ritardando la ripresa vegetativa.

Spesso questi effetti sono accompagnati dalla perdita delle foglie basali o, peggio, dalla comparsa di alghe verdi o brune sopra le vecchie foglie. Tali inconvenienti si producono spesso su alcune piante come Limnophyla aquatica, Eusteralis stellata e Ludwigia glandulosa che sembrano particolarmente predisposte rispetto ad altre piante agli inconvenienti sopra descritti.

Piante come Rotala, Hygrophyla, Juncus appaiono invece molto più "tolleranti", mostrando solo in rarissimi casi un perdurante blocco della crescita con conseguente foritura algale.

In tali casi la soluzione migliore è sempre quella di rinvigorire la pianta malandata potandola drasticamente [a pochi cm dalla base] in maniera che tutta la nuova vegetazione sostituisca di fatto quella asportata, ovvero procedendo con la tecnica della "potatura dal basso" [vedi n. 2 di questo magazine].

Qualunque sia l'intervento di potatura prescelto è bene ricordare che esso rappresenta comunque una sorta di sbilanciamento nel delicato equilibrio biologico dell'acquario.

Ad ogni nostra azione corrisponderà comunque una reazione [spesso non immediatamente visibile] che dovrà essere attentamente osservata ed eventualmente assecondata o evitata.

Tralasciare tale delicatissimo aspetto significherebbe compromettere il lavoro compiuto ed è quindi opportuno che la gestione post potatura tenga in debito conto l'intervento operato perché mantenere inalterate le abituali operazioni di gestione, che assumono ad esempio tutte le piante in piena crescita, significherebbe cadere in un banale errore che potrebbe facilmente essere evitato.

Se, in altri termini, assumiamo a base 100 l'intera massa vegetale presente nel nostro acquario, e programmiamo di conseguenza tutti gli altri interventi di gestione [fertilizzazione, luce, CO2 ecc.], riducendo del 20% la vegetazione [che sarà adesso a base 80], tutti gli altri elementi di sostegno dovranno essere proporzionalmente riprogrammati, almeno fino a quando non osserveremo inequivocabili segni di ripresa vegetativa.

Quindi, se si forniscono 50 unità di nutrienti, complessivamente considerati [luce, Co2, fertilizzanti] in un acquario che ha 100 unità di massa vegetale, riducendo del 20% quest'ultima sarà opportuno ridurre proporzionalmente anche il resto, in attesa che le piante riprendano a vegetare. 

 

Fertilizzazione e potatura

Quanto appena osservato pone in luce uno degli aspetti forse più controversi e probabilmente sottovalutati e cioè il rapporto tra fertilizzazione e potatura.

Se, come osservato, l'equilibrio dell'acquario dipende dal rapporto tra piante [e pesci] ed il resto dei fattori di "sostentamento", spostando l'asse di uno di questi l'intero sistema finisce inevitabilmente per subirne gli effetti.

L'esempio classico che si suole fare per rendere evidente tale aspetto [che spesso evidente non è] è quello che prende in esame il rapporto tra il consumo dei nutrienti [macro e micro] e l'assimilazione fattane dalle piante.

La gestione di un plantacquario è generalmente medio spinta in riferimento alla somministrazione di nutrienti e ciò, come sappiamo, per una molteplicità di fattori che impegnano sovente e costantemente l'acquariofilo nell'osservazione dello sviluppo delle piante.

La somministrazione differenziata di micro [oligoelementi] e macro nutrienti [N, P, K] è il sistema ormai collaudatissimo che consente la calibrazione degli elementi di sostentamento delle piante in acquario, una calibrazione che abbiamo appunto definito differenziata per metterne in evidenza un aspetto particolarmente rilevante: la differente assimilazione [e permanenza] in acquario.

Sappiamo che alcuni degli elementi che mettiamo a disposizione delle nostre piante vengono assimilati più velocemente rispetto ad altri, che alcuni di questi rimangono stabili in acqua per poco, pochissimo tempo, rispetto ad altri che invece rimangono "a disposizione" per più tempo ed è quindi logico e razionale chiedersi se la riduzione dell'elemento "assorbente" di questi [cioè le piante] renda necessaria l'altrettanta logica e razionale riduzione dei nutrienti che mettiamo loro a disposizione.

La risposta è inevitabilmente positiva.

Tutti noi, in maniera più o meno accentuata, abbiamo assistito al classico "blocco vegetativo" post potatura, una temporanea stasi con cui le piante "riorganizzano", per così dire, i propri ritmi vitali, impegnandosi nella produzione di nuovi germogli.

Se, com'è vero, la fertilizzazione rappresenta, in qualche misura, il carburante delle piante, alimentare un motore fermo non solo non serve, ma può in alcuni casi essere addirittura controproducente. I nutrienti non saranno assimilati e finiranno inevitabilmente per rimanere a disposizione delle alghe. Le piante, già provate dalla potatura, non riusciranno a contrastare lo sviluppo delle alghe, molto più adattabili e "poliedriche", che finiranno quindi col prendere il sopravvento.

Fertilizzare adeguatamente prima della potatura [ad esempio una settimana prima] e sospendere la somministrazione fino ai nuovi segni di ripresa vegetativa, risulta spesso un'arma vincente.

 

Potare tutto o in parte?

Il sistema empirico della sospensione della fertilizzazione è solo uno degli strumenti di cui disponiamo perché, nella nostra trattazione abbiamo [volutamente] taciuto un altro aspetto che riguarda il delicato rapporto tra potatura e fertilizzazione. Esso è afferente al quantum di massa vegetale da asportare, o meglio, la quantità di piante [intese come singoli cespugli] sulle quali intervenire.

Potendo scegliere ci piacerebbe convincere le piante a crescere tutte alla stessa velocità ed in eguale misura, in modo da intervenire nell'intero acquario una sola volta e per tutte le piante presenti. La realtà è però ben diversa perché molto raramente una ipotesi di tal fatta potrà verificarsi.

Si poterà quindi per settori, prendendo in considerazione ed a più riprese i singoli cespugli, in maniera che l'acquario, nel suo complesso considerato, non incorra mai in quel fenomeno di "blocco" vegetativo che abbiamo sopra descritto, così che, a fronte di un cespuglio potato, ci sia sempre la maggioranza delle altre piante in piena attività vegetativa, riuscendo a contenere entro limiti tollerabili l'eventuale comparsa di alghe.

L'osservazione e la logica, rimangono però, è bene ribadirlo, le uniche vere armi vincenti.

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