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Potare: come, dove, quando - 2pt di Dario Schelfi

Nel corso della prima parte di questa breve trattazione abbiamo tentato di evidenziare quali siano gli accorgimenti da impiegare per consentire al nostro acquario di ottenere e mantenere un corretto equilibrio nell'ambito della gestione delle piante presenti in vasca.

Abbiamo anche evidenziato che la corretta potatura è solo uno degli elementi che inducono le piante a produrre costantemente nuova vegetazione senza modificare l'aspetto complessivo della propria fisionomia, perdendo, ad esempio, le foglie basali o, peggio ancora, ricoprendosi di antiestetiche alghe.

L'internodo è, sostanzialmente, il punto focale sul quale dobbiamo concentrarci prima di procedere con il taglio, ma non è sempre così.

Vediamo perché.

Abitualmente ci cimentiamo nella realizzazione di vasche in cui la maggioranza delle nostre ospiti vegetali è formata da piante a stelo caratterizzate, in maniera più o meno marcata, da una spiccata tendenza ad assumere andamenti verticali [dominanza apicale] che impegnano non poco l'acquariofilo con ripetuti interventi di potatura di mantenimento e ciò, come abbiamo visto nel precedente articolo, per evitare che, ripiegandosi su se stesse, mutino la bellezza della nostra vasca.

Non è tuttavia infrequente imbattersi in piante caratterizzate da strutture o portamenti decisamente differenti da quelli sopra riportati ed è di queste che ci occuperemo qui di seguito.

Per comodità espositiva distingueremo due tipologie di piante e cioè quelle con andamento strisciante [o pseudo strisciante] e quelle con andamento tendenzialmente verticale, cercando di mettere in rilievo gli accorgimenti da impiegare per una corretta potatura [ed affrontando per quanto  possibile alcune delle tante leggende metropolitane che le riguardano].

Una prima [e personalissima] precisazione credo debba essere fatta: per quasi nessuna delle piante striscianti priva dell'accoppiata "stelo/foglie" la potatura risulta un'operazione particolarmente gradita e, probabilmente, naturale.

Mi riferisco, in particolare, alle stolonanti appartenenti alla famiglia delle piante da prato, gioia e disperazione di molti acquariofili che, spesso, vedono naufragare il sogno di una fitta e compatta distesa verde sotto i colpi di steli lunghi e radi. In questi casi l'impulso irrefrenabile è quello di tagliare, tagliare… I risultati, almeno sotto il profilo psicologico non sono mai entusiasmanti perché mantenere un prato basso grazie alla propria tecnica di coltivazione è un conto, rasarlo come se si trattasse di un campo da golf è cosa ben diversa. Ma tant'è …

 

Tenellus, Lilaeopsis, Utricularia &Co.

Potare uno stelo all'altezza di un nodo è un conto, potare tagliando una foglia è un'altra cosa.

Questa premessa credo debba farci riflettere, perché è da essa che muoveremo le nostre considerazioni.

La potatura, lo abbiano più volte sottolineato, svolge [dovrebbe svolgere] una duplice funzione: estetica, mantenendo l'armonia del disegno che abbiamo prescelto per il nostro acquario e biologica, stimolando di continuo le funzioni vitali delle piante, inducendole a produrre nuova vegetazione.

Tali operazioni, almeno sotto il profilo del rapporto causa/effetto hanno una logica solo se operate in maniera tale che la pianta possa trarne beneficio, mantenendosi compatta e rigogliosa. In tal senso l'asportazione degli apici vegetativi cresciuti a dismisura centra senz'altro l'obiettivo poiché dal taglio operato dall'acquariofilo nuove gemme dormienti verranno stimolate a vegetare. Il resto è storia nota.

Ciò che invece non è noto, o probabilmente poco considerato, è che la struttura di una foglia, ed è il caso delle piante "da prato" prive di un vero e proprio stelo, mal si adatta a sostenere un taglio ed i perché sono facilmente intuibili.

Il taglio di uno stelo, oltre a stimolare la vegetazione ascellare dormiente, è solo il momento iniziale dell'operazione [il taglio verrà presto "dimenticato" sia dall'acquariofilo che dalla pianta, perché cicatrizzandosi verrà reso invisibile ed anche perché ben presto lo stesso verrà ricoperto da nuova vegetazione]; il taglio di una foglia, invece, diventa al contempo momento iniziale e finale. E' qualcosa di definitivo ed irreversibile che difficilmente riuscirà ad essere mascherato. La foglia tagliata rimarrà tale e quale e ciò solo nella migliore delle ipotesi. Spesso, la zona di taglio si imbrunirà per effetto dell'ossidazione e, cosa tutt'altro che infrequente, si ricoprirà di alghe.

E allora, perché tagliare delle foglie? Il perché, come prima accennato, è probabilmente da ricercare nella nostra irrefrenabile voglia di perfezione. Abbiamo bisogno di certezze e punti di riferimento. I secondi li cerchiamo [e troviamo] facilmente, i primi no e allora mettiamo mano a forbici e rastrello con tutte le conseguenze del caso.

La nostra capacità di osservare [e riflettere] è spesso distratta ed eguagliata soltanto dal nostro bisogno di risultati che devono essere immediati. Peccato.

Un prato di Echinodorus tenellus è un prato solo se riesce a crescere in maniera naturale. Va gestito, assecondato, stimolato e non sfregiato con assurde potature.

Personalmente preferisco un acquario con aspetto naturale. Meglio un Tenellus un po' più alto di quello visto nella foto da "brivido", piuttosto che un finto prato figlio di innaturali ed antiestetici tagli. Ancora meglio un acquario senza prato se il prato deve essere figlio della nostra irrispettosa incapacità di coltivazione. Ma queste, forse, sono solo considerazioni personali…

Non serve, ma [in alcuni casi] aiuta, tagliare in fase di piantumazione un'abbondante porzione delle foglie di alcune piante stolonanti [specialmente se malconce] per facilitarne l'attecchimento.

E' il caso di Lilaeopsis brasiliensis che pare tragga  beneficio da una tale operazione, probabilmente perché in tal modo le piante mantengono inalterate le riserve che, altrimenti impiegherebbero per nutrire il proprio fogliame, destinato comunque a non conservarsi intatto per molto tempo [è  un dato di fatto che la migliore vegetazione sia quella prodotta in acquario e non anche quella sviluppatasi in serra]. Le nuove propaggini non tarderanno a svilupparsi.

Salve queste precisazioni, ritengo quindi inutile e controproducente tagliare il fogliame delle piante prive di stelo, ancorché si presentino come stolonanti.

Credo anche doveroso precisare che operazione ben differente da quella fin qui evidenziata è quella del diradamento dei cespugli troppo fitti che, inevitabilmente, finiscono con l'accavallarsi per effetto della continua stolonatura. Tale operazione non solo è praticabile ma è decisamente da suggerire per consentire una crescita equilibrata e sana.

 

Lo strano caso dell'Eleocharis acicularis

 

Nonostante queste prime premesse abbiano chiaramente evidenziato il mio punto di vista sulla "potatura" di alcune stolonanti, ritengo che l'Eleocharis acicularis possa senz'altro uscire fuori dal coro delle piante che mal si adattano a sostenere il taglio delle proprie foglie.

Personalmente e potendo scegliere, preferisco sempre assecondare l'andamento naturale della pianta e, nel caso specifico, utilizzare la varietà parvula dell'Eleocharis che, benché in fase di piantumazione si presenti pressoché identica alla sorella acicularis, col tempo assume un'altezza decisamente più ridotta.

Sono tuttavia molto frequenti le testimonianze di acquariofili doc che coltivano con strepitoso successo la varietà acicularis potandola anche drasticamente mediante una vera e propria rasatura delle zone in cui il fogliame si presenta più alto. Tale operazione consente spesso di assecondare l'andamento del layout prescelto, aumentando [o diminuendo] il senso di prospettica ed accentuando il contrasto con le eventuali composizioni di rocce o legni.

La mia modesta esperienza in tal senso mi consente soltanto di poter confermare che la pianta in questione non pare soffrire particolarmente del taglio, grazie anche ai sottili steli [foglie] che ben presto fanno capolino tra le zone dei tagli, confondendoli e rendendoli praticamente invisibili.

 

La "glosso" e la "calli"

Glossostigma elatinoides ed Hemianthus callitrichoides: probabilmente due delle gemme più in voga in questo ultimo periodo.

Si tratta di due "striscianti" che, in condizioni ambientali favorevoli colonizzano l'intera area del substrato in cui sono piantumate.

Benché, almeno teoricamente, non necessitino di vere e proprie potature, nella pratica queste piante raggiungono dimensioni e  compattezza tali da rendere necessario un vero e proprio diradamento orizzontale per evitare che gli strati inferiori del fogliame rimangano soffocati da quelli superiori e che questi ultimi, non "pescando" direttamente dal substrato, ma sviluppandosi sopra gli strati inferiori della pianta medesima, finiscano per deperire per carenza di nutrienti.

Il fenomeno si riscontra in maniera particolarmente evidente in Glossostigma elatinoides che a volte, ad un certo punto della sua fase di sviluppo, inizia ad ingiallire per effetto delle condizioni sopra descritte.

La compattezza di questi "prati" è tale che risulta sovente impossibile tentare di eliminare anche solo singole porzioni di stoloni [spesso molto lunghi]. Inutile e rovinoso anche tentare di estirpare manualmente le singole propaggini poiché in tale eventualità gli steli estirpati,  sviluppandosi in lunghezza senza soluzione di continuità, rischiano di trascinarsi dietro consistenti quantità di vegetazione e di substrato.

La soluzione migliore rimane quindi quella di potare impiegando preferibilmente forbici affilate dalle punte ricurve. Tale particolare non è di poco conto poiché solo una lama ricurva consente di effettuare un taglio netto parallelo alla base dell'acquario. Diversamente, operando cioè con le classiche forbici a lama diritta, si assiste a tagli discontinui senza riuscire ad assicurare quella necessaria uniformità che è indispensabile per mantenere armonico l'intero prato. E' cioè indispensabile mantenere la medesima compattezza alla zona di taglio, stimolando la pianta a produrre vegetazione della stessa altezza e tale risultato è perseguibile soltanto se il taglio è operato in maniera tale che la pianta risulti "livellata" in ugual misura.

Considerazioni analoghe, ma con gli opportuni distinguo, valgono per Hemianthus callitrichoides.

Con tale specie è più semplice procedere poiché i singoli steli, seppur  tappezzanti, mantengono una propria autonomia strutturale, rendendo così possibile interventi mirati a singole porzioni di pianta.

Particolare da non sottovalutare è anche la tendenziale attitudine che la "calli" ha di formate prati non necessariamente compatti e della medesima altezza, cosa questa che, a mio avviso, andrebbe assecondata con potature meno uniformi di quelle operate con Glossostigma elatinoides.

 

Micranthemum umbrosum ed Elatine triandra

Sebbene non si tratti di due piante tipicamente da prato, siamo soliti ammirarle come piante cespitose a portamento quasi strisciante grazie anche alla versatilità che le caratterizza.

Lo sviluppo di queste piante è molto veloce tanto da richiedere ripetute potature di contenimento. Tale operazione non rappresenta però un intervento dettato da ragioni esclusivamente estetiche poiché, soprattutto nel caso dell'umbrosum, il taglio è richiesto per consentire alla pianta di mantenere compatta e lussureggiante la vegetazione che, altrimenti, tenderebbe a rovinarsi per effetto della crescita smisurata dei singoli steli.

In genere non formano dei feri e propri prati, quanto piuttosto delle "distese" verdi formate da fitti cespugli che vengono abitualmente alternati con piante a portamento più alto o con legni e composizioni rocciose.

La potatura va effettuata, anche in questo caso, con forbici molto affilate e possibilmente a lama curva per meglio accentuare il portamento a "cuscino" delle specie in esame.

E' senz'altro buona cosa potare poco e spesso piuttosto che di rado e drasticamente, per evitare la creazione degli antiestetici buchi di vegetazione nelle prime fasi post potatura.

Le piante, se coltivate correttamente, producono nuova vegetazione ricompattandosi in brevissimo tempo. A tal fine, specie per l'umbrosum, risulterà vincente avere piantumato per singoli steli [o gruppi di due o tre steli] poiché le continue potature stimoleranno le piante a produrre nuovi apici in progressione matematica.

 

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Micranthemum umbrosum appena piantumato

 

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Fitto cespuglio di Micranthemum umbrosum

 

Le altre piante a foglia lunga

Non ho mai visto, ma mi piacerebbe essere smentito, esempi di allestimenti composti da Vallisneria, Sagittaria, Crinum, Aponogeton e simili, soggetti a potatura "apicale" in cui la foglia, nella zona del taglio, si sia mantenuta in salute, priva di aloni giallastri ed esente da alghe.

Si tratta, in vero, di uno dei fenomeni più diffusi e probabilmente meno considerati dell'aspetto che stiamo esaminando e cioè l'abitudine di tagliare gli apici delle foglie troppo lunghe.

La prima considerazione che mi sento di fare è la seguente: ma perché si impiegano piante di questo genere se non si gradiscono le foglie che fluttuano in superficie?

La domanda meriterebbe probabilmente un'approfondita analisi e forse anche commenti tutt'altro che consoni ad un magazine e lascio quindi a voi lettori le debite conclusioni.

Ciò che invece possiamo fare è tentare di assolvere al nostro compito di acquaplantofili d.o.c. ribadendo per l'ennesima volta che, salvo  rarissime eccezioni, le foglie non vanno tagliate. Possiamo eliminarle alla base del cespo, in presenza di cespugli particolarmente sviluppati, ma dovremo comunque evitare di tagliarle e, se proprio non ci piacciono le lunghe foglie delle Vallisneria gigantea, provare a cambiare pianta.

La caratteristica di quasi tutte queste piante è data proprio dal fluttuare delle foglie, sono queste che rendono la pianta così accattivante, pur nella considerazione che si tratta di specie che riescono a soddisfare le aspettative [estetiche e di coltura] dell'acquariofilo solo se impiegate in vasche ampie e possibilmente di altezza non inferiore ai 50 cm.

Concludiamo questa breve rassegna rammentando ancora che le piante vanno scelte con ragione e non solo in base ad un puro senso estetico. La pianta va sempre considerata nel suo aspetto definitivo perché è con esso che, a distanza di mesi dalla piantumazione, bisognerà confrontarsi [uno dei casi più emblematici è dato forse dalla Sagittaria che, in condizioni ambientali favorevoli e approssimandosi alla fioritura, muta radicalmente il proprio andamento producendo foglie molto alte che raggiungono e spesso superano i 40 cm].

Scegliamo quindi le nostre beniamine solo in funzione di ciò che possiamo offrir loro e non solo con l'esclusivo intento di emulare una foto da sogno perché se è vero che i sogni son desideri, è altrettanto vero che a volte un desiderio realizzato con la logica può farci sognare.

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