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CHIMICA / FERTILIZZAZIONE
TECNICA & AQUASCAPING
VARIE

Start Up: cosa, come, quando - di Dario Schelfi

Nel gergo acquariofilo si chiama “Start Up”.

 

E’ la fase di avvio dell’acquario, croce e delizia di ogni acquariofilo. Da essa dipende spesso il successo (o il fallimento) dell’allestimento che si sta per iniziare.

 

Le opinioni al riguardo sono varie e variegate: c’è chi suggerisce di piantumare la nuova vasca sin da subito, chi di attendere qualche giorno di maturazione e chi, come il sottoscritto aspetta anche due mesi prima di dare il “via” all’allestimento.

 

Quelle che seguono sono soltanto alcune personali considerazioni, frutto di anni di prove ed osservazioni fatte negli acquari che ho allestito. Lascio, quindi, al lettore ogni valutazione e cautela sulla percorribilità o meno delle tecniche che espongo, certo come sono che le mie rappresentano soltanto alcune delle metodiche da seguire per l’avvio di un nuovo acquario e che, accanto ad esse, ne esistono di altrettanto valide.

 

Non è quindi intenzione di chi scrive proporre soluzioni univoche o miracolose ma, semmai, offrire spunti di prova, confronto e riflessione.

 

COSA

 

Cosa succede in un acquario quando lo riempiamo d’acqua?

 

Cosa accade se all’interno dell’acquario poniamo un substrato (più o meno inerte)?

 

Ed infine, quali meccanismi iniziano ad operare se colleghiamo l’acquario ad un filtro biologico?

 

Non credo di avere particolari conoscenze per aprire una digressione scientifica sulle reazioni che si innescano in acquario, ma è noto che il primo step cui si va incontro quando si dà l’avvio ad un nuovo acquario è il fantomatico “ciclo dell’azoto”.

 

Ceppi batterici appartenenti al genere nitrosomonas e nitrobacter iniziano a lavorare per degradare le sostanze organiche presenti in acquario, trasformandole in ammonio (o ammoniaca), in nitrito ed in nitrato (il procedimento, invero, è ben più complesso ma credo, per quanto possa qui avere rilievo, che le suddette indicazioni siano più che sufficienti).

 

Mi fermo qui, perché l’argomento è tra i più delicati e complessi e certamente chi scrive non ha competenze e conoscenze tali da permettersi ulteriori approfondimenti.

 

Tanto (vi) basta, però, per sapere che la vasca che con tanto orgoglio avete realizzato non è soltanto un contenitore pieno d’acqua. E’ molto di più.

 

Come degli abili dr. Frankenstein avete inconsapevolmente (e scoprirete anche, incautamente), dato vita ad una reazione che ben presto vi coinvolgerà in tutto il vostro essere.

 

Il punto è proprio questo: quanto sarete capaci di controllare, assecondare ed evitare ciò che accadrà nel vostro acquario nelle settimane a venire?

 

Alcuni acquariofili suggeriscono di iniziare immediatamente la piantumazione, erogando contestualmente CO2, luce e nutrienti. Sostengono al riguardo che in tal modo le piante non vengono poste in uno stato di quiescenza, ed anzi, in queste circostanze, possono essere immediatamente sostenute con adeguati nutrienti. E le alghe? Si, perché vi accorgerete (soprattutto se siete al vostro primo allestimento) che dove c’è acqua, luce e nutrienti ci sono anche loro, le alghe.

 

E’, quindi, possibile, ed anzi è altamente probabile, che in presenza di abbondante nutrimento, in termini di luce e fertilizzanti, anche queste indesiderate ospiti trarranno giovamento, con facili conseguenze, specialmente sulla già labile psiche dell’acquariofilo.

 

Resto, tuttavia, convinto che una carenza di nutrienti in fase di avvio sia facilmente superabile dalle piante nell’arco di un paio di settimane, mentre un’esplosione algale probabilmente no. Il metodo che seguo da anni, e di cui vi rendo partecipi, parte invece da un semplice quanto banale interrogativo: perché avere fretta? Meglio attendere qualche settimana in più, piuttosto che premere immediatamente il piede sull’acceleratore.

 

Per prima cosa, quindi, la vasca ed il filtro andranno riempiti in maniera canonica e … dimenticati.

 

Buio, pazienza e silenzio, questi i primi tre ingredienti della ricetta che vi propongo.

 

L’imperativo sarà uno ed uno soltanto: urge soprassedere!

 

Nessun intervento di rilievo per le successive sei (diconsi sei) settimane.

 

Lasciate che le colonie batteriche vengano a voi, o meglio, vadano a colonizzare tutto il colonizzabile, che il filtro maturi a dovere e che il substrato rilasci (o assorba) carbonati o quant’altro.

 

In presenza di terre allofane pH e kh crolleranno. Senza un tampone i valori dell’acqua diventeranno pericolosamente ballerini e, se nel frattempo aveste anche piantumato ed erogato CO2, i problemi che avreste davanti sarebbero ben più d’uno.

 

Con substrati fertili e/o allofani anche il carico organico farà la sua parte con conseguenti picchi di nitrito.

 

In questa fase è superfluo procedere a misurazioni di sorta. L’acqua, già lo sapete, sarà una bomba chimica, inutile averne la certezza dosando 5 gocce della boccetta A e 5 della boccetta B.

 

Risparmiate tempo e denaro.

 

Limitatevi a rabboccare l’acqua evaporata. Nulla di più.

 

Non avete piante da accudire, pesci da alimentare, alghe a cui dare la caccia. Dopo 4 settimane si potrà procedere al primo cambio, utilizzando della comune acqua di rubinetto. Sostituiamone almeno la metà ed aspettiamo ancora. In questa fase, lontano dal cambio acqua (le colonie batteriche “buone” sono molto sensibili al cloro), potrà essere utile l’impiego di ceppi batterici specifici per acquario. In verità non credo molto in questi prodotti, ma il Biodigest della Prodibio ve lo consiglio vivamente (ed anzi tenetene sempre un paio di fiale di scorta).

 

COME

 

Sono trascorsi circa quaranta (e diconsi quaranta) giorni dall’avvio dell’acquario. Siete un po’ depressi, lo so. L’impazienza è alle stelle, la vasca è vuota, buia e triste ma presto davanti ai vostri occhi si aprirà un universo nuovo. E’ questo l’inspiegabile, straordinario, meraviglioso mondo dell’acquario di piante.

 

A questo punto, come procedere con le successive fasi dello start up? Per prima cosa bisognerà sostituire per la seconda volta il 50% dell’acqua dell’acquario, ancora utilizzando acqua del rubinetto.

 

Dopo un paio di giorni potrete sbizzarrirvi con le prime misurazioni dei valori chimici: NO2, pH e kh. L’assenza di nitrito, che dovrà quindi essere pari a zero, è fondamentale. Se non sono state impiegate terre allofane è probabile che i valori del pH e dell’alcalinità siano piuttosto alti. Non temete, il successivo uso di acqua RO (ad osmosi inversa) vi darà un considerevole aiuto per riportare i valori entro il range da voi prescelto.

 

Viceversa, con l’impiego di terre allofane è probabile che il valore del Kh sia ancora basso. Anche in questo caso non allarmatevi, ulteriori cambi con acqua di rubinetto o l’impiego di appositi sali “rimineralizzanti” vi aiuterà a raggiungere lo scopo.

 

QUANDO

 

A questo punto della nostra storia siamo giunti al primo giro di boa. L’acquario è pronto per dare sfogo alla vostra vena creativa. Svuotate per metà l’acquario. Non intervenite in alcun modo sul filtro se non per la sostituzione del materiale di filtrazione meccanica e solo se questo si presenta particolarmente ostruito, altrimenti (ed è decisamente meglio) non toccate nulla, men che meno i cannolicchi anche se dovessero apparire “sporchi”. Inserite legni, pietre ed il diffusore di CO2. Quest’ultimo accorgimento determinerà ulteriori variazioni nei valori dell’acqua, ma se avete “tamponato” a dovere non avrete pericolose sorprese.

 

Misurate comunque il pH ed il Kh ed eventualmente operate di conseguenza. Un pH tendenzialmente neutro (compreso tra 6,5 e 7) è ideale per la quasi totalità delle piante. Il kh dovrebbe attestarsi tra 4 e 5° dh per garantire l’effetto tampone. Perché la CO2 prima delle piante e non contestualmente? Per i motivi appena detti. Meglio intervenire prima della piantumazione, in caso di variazione repentina dei valori potrete operare senza pregiudizio alla flora. E poi, potendo scegliere, le piante preferirebbero essere inserite in una vasca già ricca di CO2. A questo punto le piante. Tante piante. Tantissime piante. Scegliete almeno tre o quattro specie a crescita rapida (Rotala rotundifolia, Limnophila sessiflora, Heteranthera zoosterifolia e simili).

 

L’illuminazione sarà l’ulteriore step con cui dovrete confrontarvi. In presenza di molte piante dovrete iniziare con adeguata illuminazione, procedendo per gradi. Cinque o sei ore al giorno per i primi dieci/quindici giorni, aumentando gradualmente il fotoperiodo di circa mezz’ora ogni settimana, fino a raggiungere le otto/dieci ore “canoniche”. Questa è una fase molto delicata e non esiste un manuale dei miracoli. Dovrete imparare ad osservare ed assecondare l’andamento del vostro acquario. Non siate imprudenti e soprattutto non dimostratevi arroganti perché le piante non vi perdonerebbero. Se tutto procede per il meglio giungerete alla prima fertilizzazione. Attendente che le piante diano i primi segni di ripresa vegetativa.

 

Ricordate che sono un po’ strapazzate e stressate. Provengono sicuramente dal vostro negoziante di fiducia, ma prima ancora sono state in una serra in condizioni di semi emersione, con luce e nutrienti calibrati per questo tipo di coltura. Sono state in viaggio e poi (forse) acclimatate. Adesso sono in una busta, verranno private del vasetto di coltura, perderanno gran parte delle radici e troveranno un nuovo ambiente in cui svilupparsi. Abbiatene cura. Provate soltanto per un attimo a mettervi al loro posto.

 

Ogni intervento dovrà essere poco invasivo, limitate al minimo indispensabile gli shock traumatici del travaso e dell’impianto. Lasciate che si adattino con i loro tempi e non con i vostri. Inutile bombardarle con massicce dosi di nutrienti, non li apprezzerebbero. Una mattina, e saranno trascorsi ulteriori quindici/venti giorni, vi accorgerete che le vostre beniamine vi stanno chiedendo qualcosa. Iniziate con i microelementi e con il Potassio, il primo dei tre macroelementi, tutto a metà dose per i successivi 15 giorni e poi, gradualmente, aumentate le quantità. Siate sempre molto cauti, non infierite, non eccedete. Nessuna pianta è mai morta per un breve periodo di carenza di nutrienti. Molte di più quelle che soccombono per gli effetti di una cattiva e inadeguata fertilizzazione portata agli eccessi.

 

Quanto e come fertilizzare non è cosa da tutti. Occorre studio, sensibilità ed osservazione. I protocolli sono spesso perfidi. Utilizzateli come dei meri indici, dei punti di partenza indicativi ed iniziate sempre con metà delle dosi riportate nelle confezioni. Lasciate perdere i protocolli base e ancor di più quelli avanzati, sono pura fantascienza. Osservate la piante, imparate a conoscerne le esigenze, i pregi, i difetti. Un giorno, come per incanto, inizierà un dialogo al quale non saprete più sottrarvi.

 

A questo punto della nostra storia dovrete soltanto aggiungere i fantomatici altri due macroelementi: nitrato e fosfato. Anche per essi vale la regola generale: pazienza, prudenza e perseveranza.

 

A titolo indicativo, i target abituali andranno consolidati in modo da avere le seguenti concentrazioni: N (azoto) 10 ppm, P (fosforo)1 ppm, K (potassio) 20 ppm. Anche quest’ ultima, vi garantisco, prendetela come una tabella indicativa, potrei raccontarvi di piante meravigliose cresciute fuori dagli schemi, ma questa, semmai, sarà un’altra storia. In breve, complice anche un’adeguata calibratura della CO2 erogata, sarete “costretti” alla prima potatura ed è anche probabile che qualche ciuffo di filamentose faccia la sua comparsa. Non demoralizzatevi e provate ad eliminarle manualmente aspirandole o avvolgendole con uno stuzzicadenti. In breve tempo scompariranno definitivamente.

 

Introducete neocaridine, otocinclus ed altri alghivori, vi aiuteranno a mantenere pulito l’acquario. A questo punto è fatta, siete giardinieri acquatici a tutti gli effetti di legge.

 

La storia, vi accorgerete, avrà molteplici riflessi e le cose non andranno sempre per il verso giusto ma non demordete e ricordatevi che se ci riesco io potete riuscirci anche voi. Vi lascio con l’ultimo frutto delle mie fatiche ottenuto seguendo lo schema fin qui riportato.

 

L’ho chiamato “windwood, dove il vento non soffia mai” e ve lo dedico con tutto il mio entusiasmo.

 

A presto.

 

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