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Aquascaping: una passione con gli occhi a mandorla - di Enrico Serena

Editoriale 

Quando parliamo di Aquascaping, l’immaginario collettivo corre velocemente verso i meravigliosi paesaggi acquatici realizzati da Mr. Amano con i suoi “acquari naturali” ed in effetti, inutile negarlo, il binomio tra l’aquascaping e l’Aqua Design Amano è decisamente consolidato.

 

Tuttavia, fuori dai ristretti ambiti delle valutazioni “occidentali”, la nobile arte dell’aquascaping è vissuta in oriente in maniera tutt’altro che elitaria tanto da diventare una vera e propria arte la cui essenza si respira un po’ ovunque.

 

Enrico Serena, abile e talentuoso aquascaper, si è recato in Giappone in occasione del party conclusivo dell’International Layout Contest ed ha avuto modo di verificare de visu come vivono e soprattutto cosa pensano gli orientali di questa meravigliosa arte.

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Vi dice niente l’immagine qui sopra? È forse un tranquillo, insolito e poco frequentato (ancorché chiuso) negozietto di acquari in una sperduta località del Paese del sol levante?

 

No, non è cosi naturalmente, è un ristorante, il Sukiyabashi Jiro (すきやばし次郎), si trova a Tokyo nel quartiere di Ginza ed è ritenuto il miglior ristorante di sushi al mondo, unico nel suo genere ad avere ottenuto il riconoscimento di tre stelle Michelin.

 

Il suo titolare, un arzillo 88enne di nome Jiro Ono, è ancora oggi alla ricerca della ricetta perfetta di sushi, ed è un vero mito per gli appassionati di questo squisito cibo. Jiro Ono è tanto popolare da essere diventato soggetto di uno splendido film-documentario del regista canadese David Gelb dal titolo “Jiro dreams of sushi” che consiglio a tutti di vedere per approfondire le particolarità di questo personaggio e della sua incredibile storia, che tanto ci svela su alcune caratteristiche della cultura nipponica. Il trailer è parecchio intrigante e lo potete vedere sul sito ufficiale del film: www.magpictures.com/jirodreamsofsushi 

 

Cosa c’entra un ristorante con un articolo sull’”aquascaping con gli occhi a mandorla” e con il sito che lo ospiterà? All’apparenza nulla, ma quando Dario Schelfi mi ha incaricato di raccontare per aquagarden.it la mia personalissima esperienza orientale, ho subito pensato a Jiro e ne spiegherò ora il motivo.

 

Già in Italia, prima della partenza del mio ultimo viaggio in Giappone mi ero prefissato di fare il possibile per dedicare un po’ di tempo alla ricerca e alla visita di questo famoso ristorante (non all’assaggio della sua cucina però, visto che i prezzi sono alle stelle ed è uno dei locali al mondo più difficili da prenotare!). Dovete sapere, che scovare questo posto è un’impresa assoluta anche per chi ne conosce l’indirizzo esatto, o dispone di una mappa con le indicazioni per arrivarci. E’ situato nel sotterraneo di un anonimo palazzo, vicino ad uno dei tanti ingressi della stazione metro di Ginza.

 

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Una stazione metro di Tokyo del calibro di quella centralissima di Ginza, non è proprio come quelle cui siamo abituati in Europa, piuttosto è un labirinto, spesso multipiano, con un dedalo di corridoi e uscite nel quale è facile smarrire la bussola. Consentitemi pure un’ulteriore digressione: a Tokyo la maggior parte delle strade non ha un nome e quindi neanche un inizio e una fine. Gli indirizzi riportano l'indicazione del municipio - ku - e presentano tre numeri: quello del chome, il blocco del quartiere, quello dell'isolato e per ultimo quello dell'edificio che è spesso attribuito secondo l'ordine cronologico della costruzione e non quello progressivo in base alla posizione.

 

Per farla breve, la ricerca mi è costata una buona parte del mio pomeriggio dedicato all’esplorazione di Ginza, ma poi, finalmente, varcata la porta, davanti a me si è manifestato il famoso Sukiyabashi Jiro in tutta la sua magnificenza... ben poca, a giudicare dall’estetica e dalle dimensioni, non trovate? E non avete visto l’interno! Ho scattato velocemente l’immagine, poiché alcuni testimoniano che i turisti in cerca di souvenir non siano molto graditi e me ne sono andato con una grande soddisfazione nel cuore.

 

Sapevo bene come fosse l’aspetto di questo locale che avevo visto e rivisto numerose volte sul web, ma l’importane è stato essere lì, vicino alla leggenda, sfiorandola senza poterla afferrare... Un tesoro vero e proprio celato in uno scrigno affatto elaborato e sfarzoso.

 

Quante volte ho fatto questa constatazione pensando al Giappone. Ho visto lo stesso concetto applicato spesso all’arte, all’architettura, alla religione o alla natura e perché no, anche all’aquascaping e al mondo dell’acquariologia in generale. Nel corso dei miei viaggi, e pur non avendo mai fatto una specifica ricerca di attività attinenti la nostra passione (a parte il recentissimo e già famoso Sumida Aquarium alla Sky Tree di Tokyo), me ne sono comunque imbattuto, in luoghi e modalità che non mi sarei aspettato, e come per Sukiyabashi Jiro, la sorpresa è stata grande e piacevole. Ad esempio, mi è capitato spostandomi nella metropolitana di vedere esposte lungo le scale o all’ingresso di qualche centro commerciale alcune vasche con cartelli che richiamavano all’interno della struttura la presenza di un negozio di acquariologia. Una di queste è il negozio Aqua Forest (アクアフォレスト) di Tokyo. (http://www.a-forest.co.jp/) E’ situato nel quartiere di Shinjuku in uno dei numerosi piani della stazione della metropolitana (vi ricorda qualcosa?). La stazione della metropolitana di Shinjuku è nel Guinness dei primati per essere la prima stazione al mondo per numero di passeggeri annui (con una media di circa 3,64 milioni di passeggeri al giorno!), è realizzata in gran parte sottoterra ed ha un totale di oltre 200 uscite. Comprenderete che anche con cartina ed indirizzo non è semplice rintracciare ciò che si cerca.

 

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Il negozio è piuttosto famoso tra gli appassionati. Digitando il suo nome in una ricerca sul web appaiono tra i risultati diverse recensioni e impressioni di visitatori stranieri, ma non è propriamente quello che vi aspettereste dal punto di vista architettonico. Il divieto di scattare fotografie affisso sulle vasche e vetrine testimonia una ricorrente curiosità nei confronti delle creazioni che sono esposte.

 

E' una piccola botteguccia in un angolo del centro commerciale aperta sul corridoio dove esibisce in bella mostra le vasche destinate a catturare l’attenzione dei potenziali clienti. Protagonisti di queste vasche non sono i pesci più colorati o particolari, ma dei piccoli e notevoli aquascapes, realizzati con molta perizia e varietà di materiali.

 

Sicuramente quello dello spazio è un problema che affligge tutte le attività commerciali di Tokyo. Ben noti sono gli elevati prezzi al metro quadro di appartamenti e negozi in questa grande metropoli e la cosa si riflette senz’altro anche sui metri quadri a disposizione di pesci e piante. Ecco quindi, che abituato ai vasconi nostrani (credo che da noi la misura minima 90x45x45 sia piuttosto diffusa anche nelle abitazioni private) la prima cosa che mi ha colpito è stata la dimensione delle vasche, piccole ma curate e ben mantenute oltre alla qualità e all’offerta completa di prodotti.

 

Vivo in una provincia che ospita alcuni negozi di acquariologia grandi e dall’arredamento lussuoso e imponente, che ospitano sia dolce che marino, ma che solo in rari casi offrono all’appassionato la visione di vere vasche da aquascaping. Attività di formazione specifica come incontri, corsi o convegni, o la partecipazione ai principali contest internazionali non sono supportate; stesso dicasi per i mastodontici garden center che dispongono quasi sempre di uno spazio anonimo ed eterogeneo dedicato all’acquariologia indifferentemente dolce e marina. Anche Aqua Forest mi ha dato invece l’impressione di un tesoro vero e proprio celato in uno scrigno affatto elaborato e sfarzoso.

 

Mi sono presentato al commesso, richiedendogli il permesso di effettuare qualche scatto e mi è stato concesso di curiosare liberamente.

 

Ecco una piccola gallery:

 

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Una bella sequenza di aquascapes che potrebbero tranquillamente partecipare, così come sono, ad un qualunque contest. Impressionante il loro numero, soprattutto rapportato allo spazio complessivo disponibile. Una bella varietà di composizioni e di materiali e piante. Senz’altro un invitante biglietto da visita e un notevole richiamo anche per il non appassionato.

 

Ho compiuto qualche acquisto, naturalmente i prezzi dei prodotti giapponesi sono più bassi (tasse e spese di spedizione ci penalizzano). Soprattutto mi ha incuriosito l’economicità di linee entry-level di marche famose. Un bell’aiuto per il neofita che desidera affrontare la gestione di un primo plantacquario con prodotti gradevoli e di qualità senza spendere un occhio della testa e senz’altro uno stimolo interessante alla diffusione di questa passione. Teniamo presente che quest’anno ben 662 giapponesi hanno partecipato all’IAPLC, contro una media di 30-50 delle varie nazioni europee.

 

Al momento di andarmene sono stato anche gentilmente rifornito di gadget (poster e adesivi in particolare). Una cortesia molto gradita nei confronti di un visitatore straniero.

 

Un altro appuntamento nella mia lista dei desideri è stato quello con il Sumida Aquarium (すみだ水族館) http://www.sumida-aquarium.com/en/

 

E’ ospitato nel basamento della Tokyo Sky Tre (東京スカイツリー), una struttura che è unanimemente ritenuta la nuova attrazione turistica di Tokyo. La “Sky tree” è una torre per telecomunicazioni e di osservazione alta ben 634 metri e sorge a Sumida, quartiere speciale di Tokyo.

 

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Il Sumida Aquarium è un acquario generalistico, prevalentemente marino, la cui principale attrazione paiono essere i pinguini. Una struttura interessante ma non certo paragonabile ad acquari nostrani come ad esempio quello di Genova.

 

In motivo che rende speciale il Sumida Aquarium per noi plantacquariofili è la presenza di quelle che sono probabilmente le due vasche più grandi al mondo realizzate dal maestro Takashi Amano (aggiungerei al podio la vasca personale di Amano nella sua casa di Niigata). Non perderò tempo a descriverle: ormai la diffusione sul web di foto e filmati le ha rese così famose che tutti le conoscono in ogni più piccolo dettaglio, a partire dalla loro realizzazione.

 

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Abbiamo tutti visto i video del personale Ada impegnato nel trasporto degli enormi legni e delle mastodontiche rocce utilizzate, abbiamo visto Takashi dirigere con quel suo piglio autoritario la composizione degli hardscape e la piantumazione. Persino infuriarsi e protestare quando ha scoperto che le piattaforme e le vasche predisposte dalla proprietà dell’acquario avevano degli accorgimenti utili a convertirle in futuro in eventuali vasche marine: lesa maestà!

 

Poi sono arrivati i documenti sulla manutenzione e la potatura che hanno richiesto la realizzazione di appositi strumenti derivati da quelli di normale serie e di una squadra di specialisti che all’alba si reca nella struttura ad approntare il necessario perché all’apertura dei cancelli sia tutto perfetto.

 

Di questo, infatti, si tratta: perfezione. L’unica e sola cosa che si può apprezzare di persona e che video e foto non ci restituiscono a pieno. I vetri immacolati, i prati rigogliosi e accuratamente potati, l’assenza totale di alghe e cianobatteri, la salute e vivacità degli innumerevoli pesci ospitati.

 

Le vasche sono il biglietto da visita del Sumida Aquarium. Sono la prima cosa che si vede di tutto il percorso. Pagato l’ingresso e salita una rampa di scale nella penombra e nella quiete, appaiono all’improvviso di fronte a voi e anche se le conoscete già, non potete che restare stupiti dalle loro dimensioni, e dovete fare un passo indietro per inquadrarle bene nel mirino della reflex!

 

Ma davvero un acquario “dolce” interessa così tanto ai giapponesi? Una risposta non sono riuscito a darla: una volta saziatomi della visione di questi due vasconi, e saziata la macchina fotografica di immagini, mi sono appostato nella sala che le ospita per veder cosa succedeva. Coppie e famiglie si facevano parecchie foto e parevano gradire, cosa che però avveniva in egual misura anche davanti ai pinguini o alle vasche di barriera. Io ritengo che solo il plantacquarista o l’aquascaper, di qualunque nazione esso sia, possa davvero comprendere a fondo il significato di questi due capolavori. Per noi che fatichiamo tenacemente attorno ai nostri 100-150 litri, l’armonia delle composizioni, la varietà e scelta delle piante acquatiche, la salute di flora e fauna, la potenza di illuminazione e le apparecchiature di servizio sono una gioia per gli occhi, uno stupore e una meraviglia continua.

 

Senz’altro in Giappone vi è una maggiore popolarità per attività come quelle che noi tanto adoriamo praticare. Ad esempio anni fa uscì un film piuttosto popolare dal titolo: Sono Toki wa Kare ni Yoroshiku (そのときは彼によろしく), una storia d’amore in cui uno dei protagonisti lavora in un negozio d’acquari. Acquari e set che furono realizzati e trasportati a Tokyo nientemeno che dallo staff Ada e dal sensei Amano in persona ed hanno uno spazio importante nelle sequenze filmate. Un film naturalmente non è emblematico di una cultura, ma il fatto che il negozio sia esclusivamente di “aquatic plants” e si parli solo di “Nature aquarium” ci dice già qualcosa.

 

In questo articolo non ho menzionato il principale polo di attrazione per noi appassionati di aquascaping: la ADA Nature Aquarium Gallery di Niigata (ADA ネイチャーアクアリウム・ギャラリー). Tutti la conosciamo, tutti desideriamo vederla, ne seguiamo avidamente le evoluzioni delle vasche, i frequenti restyling e miglioramenti, cerchiamo di trarre ispirazione per i nostri lavori. Al momento una visita da quelle parti è ancora nella lista dei desideri. Per due volte mi è stato impossibile andarci. Un anno era chiusa a causa dei lavori di manutenzione in vista del Nature Aquarium Party, l’altro diversi impegni mi hanno impedito di ritagliare una giornata necessaria per affrontare le tre ore di viaggio tra Tokyo e Niigata.

 

Meglio così, un motivo in più per sperare di tornare in quella terra che tanto mi affascina, che nonostante lo studio linguistico e l’approfondimento di tanti aspetti culturali ancora mi sfugge e mi impedisce di chiarire e giudicare con obiettività molte cose che la caratterizzano, anche l’aquascaping!

 

Buon viaggio quindi, a chi ha letto e a chi vorrà proseguire l’analisi con le sue impressioni.

 

L’augurio finale è quello di Jiro Ono: “Sogniamo, perché nei sogni nascono le migliori idee...”

Enrico Serena

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