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CHIMICA / FERTILIZZAZIONE
TECNICA & AQUASCAPING
VARIE

Giuseppe Landieri, genio partenopeo

Anna Magnani, rivolgendosi alla truccatrice che le stava coprendo le rughe con un po’ di cipria disse: “non coprirle, ho aspettato quarant’anni per averle”.

Parto da qui, dall’anti diva per eccellenza per introdurvi Giuseppe Landieri, un talento dell’acquariofilia italiana che ama rimanere sempre nelle retrovie, lontano dai tumulti dei forum e dai bagliori della carta patinata.

Classe 1959, inizia sin da bambino con due grandi passioni che lo accompagneranno per tutta la vita: la batteria e l’acquario di piante.

Dell’una e dell’altro non parla spesso, il suo rapporto con questi metodi espressivi è piuttosto intimista.

Lui è un artista, in tutti i sensi.

Rimane lontano dalla voglia di mettersi in mostra, concentra le sue energie sul desiderio di regalarsi qualcosa di unico. Lo fa per se stesso, senza alcun desiderio di primeggiare, col solo scopo di appagare la sua inarrestabile vena creativa.

Eppure, scorrendo le graduatorie dei più importanti contest internazionali lo troviamo sempre in vetta, tra i pochissimi italiani capaci di dare filo da torcere ad altri e ben più blasonati aquascapers, tra i pochissimi a dare lustro all’aquascaping made in Italy. E’ un uomo di poche parole, semplice, sincero e genuino come solo i napoletani sanno essere.

L’ho incontrato a Napoli, durante l’Aquagarden in tour ed ecco com’è andata…

 

E’ un’afosa giornata di inizio agosto ed il termometro segna 30° già dalle prime ore del mattino.

Il caldo non da tregua, si appropria di tutte le energie, sembra voler affermare la sua autorità sul tuo desiderio di fare. Eppure è con esso che dovrai fare i conti, per tutta la giornata.

Vincenzo giunge puntuale, e dopo un’eccellente colazione siamo a Scampia, la nostra meta di arrivo.

Beppe è già lì, sull’uscio della sua piccola dependance dove coltiva le sue due grandi passioni.

Acquari e batterie. Rimango colpito dalla bellezza dei primi e dalla possente presenza delle seconde.

Lui, l’artista, nasconde a mala pena la (inspiegabile) soddisfazione per avermi lì. Io, il GURU di Aquagarden a casa sua.

Gli acquari sono straordinari, impeccabili, eccellenti in ogni singolo particolare. Ci sono vasche, vaschette e vasconi.

Piene, mezze piene, a secco, in fase di start up… Insomma, il regno del bengodi di ogni aquagardener.

Rimango in silenzio ad osservare…

Mi chiede un giudizio su alcune composizioni e la mia titubanza è pari soltanto alla sua ansia nell’attesa della mia risposta.

Rimango assorto tra i miei pensieri. Cosa mai potrei dire davanti a quelle opere d’arte.

Forse potremmo esprimere un giudizio artistico davanti ad una tela di Monet?

E’ tutto così pulito, contorni e disegni definiti. Tecnica impeccabile. Uso meticoloso dei pieni e dei vuoti. Sezioni auree e proporzioni armoniche. Estetica del vuoto. C’è tutto, in un incommensurabile, paziente e prodigioso studio di ogni singolo particolare.

Alla fine mi decido: “Beppe, sposterei quel legnetto, magari un po’ più in diagonale per accentuare la profondità della composizione…”.

Prima che ce ne rendiamo conto, sei mani sono già in acqua a provare la nuova silhouette.

E’ questo che ci rende unici. La totale assenza di competizione. Il desiderio forte di stare insieme. La voglia di divertirsi.

Guardo estasiato la “vasca grande”, quella esclusa dal contest per un’improbabile inosservanza del regolamento (una semplice cornice alla foto n.d.r.). La osservo a 10 centimetri dal vetro frontale. Per un attimo mi sembra di nuotarci dentro.

Sento le fronde degli alberi, il vento leggero, il ruscello che corre in mezzo.

Questa è l’arte di fare aquagardening.

Non è questione di fotoritocco o di bilanciamento del bianco.

E’ sentire il fiato venire meno. Dimenticarsi del cuore che batte. Provare un brivido di pace assoluta. E tutt’intorno il silenzio.

Takashi Amano ha detto di uno dei suoi acquari “E' meraviglioso che un acquario di gran classe proveniente dall'Italia, abbia ottenuto il Golden Prize", e parlando delle tecniche e dello stile: "E' un nuovo stile di allestimento, ne ho avvertito la freschezza e l'innovazione".

 

Parliamo di fertilizzanti, ci scambiamo opinioni ed idee su quella e su quell’altra marca.

Qualche reciproco segreto viene fuori. Ci scambiamo anche quelli.

C’è una distesa di Blixa da fare paura.

Beppe, non è che….?”. Prima ancora di terminare la frase è già imbustata, pronta per il volo di ritorno Napoli Palermo.

Credo che l’essenza di Aquagarden si tutta qui: parlarsi come vecchi amici senza essersi mai visti.

 

Si parla del nuovo allestimento. La vasca grande andrà smantellata per fare posto ad un nuovo progetto. Mi rammarico al pensiero che quella distesa rocciosa debba essere travolta dal desiderio di rinnovarsi.

Magari spostando il mobile riesco a farne entrare una più grande…”.

Sorrido e mi perdo dentro gli occhi di quel piccolo grande uomo.

Mi commuove la sua gentilezza, la sua umiltà. L’umiltà dei grandi, quella pura, genuina, fatta di sentimenti forti e sinceri.

Capisco così da dove arriva la grande sensibilità di Beppe. E’ lì, dentro il suo cuore ed aspetta soltanto di venir fuori con il prossimo acquario.

Arriva il caffè. Si parla del nuovo portale. La curiosità è tanta e faccio davvero fatica a non lasciarmi andare per raccontare tutte le novità.

Ne anticipo soltanto una: “Beppe, sarai il primo protagonista del nuovo Aquagarden”.

Quasi non crede a quello che ho appena detto. “Si, Beppe, sei un grande dell’aquagardening made in Italy, ti dobbiamo tutti grande ammirazione per quello che hai saputo realizzare”.

Giudicate voi stessi…


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