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I ciclidi nel plantacquario di Giorgio Melandri

L'acquario ideale? Semplice, quello pensato, allestito e gestito dall'acquariofilo ideale! La risposta potrebbe sembrare una strada senza uscita eppure, se siete disposti a giocare, può essere un interessante spunto di discussione.

Secondo me l'acquariofilo ideale è un dilettante, o, meglio, un dilettante professionista, cioè uno che approfondisce, si informa, si ostina, prova e riprova, studia e ristudia, spende un patrimonio, fa progetti in continuazione, ma, ed è lì che questa passione esibisce una natura tutta speciale, rimane un appassionato, una sorta di dilettante che può sbagliare, contraddirsi, prendere delle "cotte".

L'acquariofilo come lo vedo io è un naturalista, uno che "sopporta" la parte tecnica pur di avere l'acquario, cioè quel pezzo di natura iperscrutabile, vicinissima, piena di piccoli dettagli. L'acquariofilo che mi piace è uno un po' "vecchio stile", con un approccio umanistico ai problemi, uno, per rientrare nel tema di questo magazine, che conduce un acquario di piante più con la sensibilità che con test, tabelle e approfondimenti scientifico-tecnici.

Uno così non è uno che ragiona a compartimenti stagni ed è per questo che, raccogliendo l'invito di Dario, ho pensato di dare il mio contributo alla formazione di un acquariofilo "ideale" e raccontare questa piccola esperienza che sta a cavallo tra la mia passione per le piante e quella per i Ciclidi.

Raramente trovo coniugati questi due temi e invece il connubio è più che interessante.

Per prima cosa vorrei fare un discorso in generale e fare un elenco di specie che possono essere ospitate con successo nella vasca di piante. Le caratteristiche che devono possedere sono di avere esigenze compatibili con le piante in fatto di acqua e temperatura, di non scavare, di rispettare le foglie e di avere una dimensione coniugabile con acquari medio piccoli, meglio se con abitudini territoriali.

Sorprendentemente le specie adatte sono moltissime, in generale quelle che in natura sfruttano le zone di acqua bassa con accumuli di foglie sul fondo, non casualmente le specie che popolano le acque tenere, acide e povere di nutrienti delle foreste pluviali.

Possiamo citare molte specie di Apistogramma [questi pesci sono piccoli predatori che abitano le acque basse presenti in Amazzonia ai lati del corso principale dei fiumi], le specie di altri generi sudamericani come Taeniacara, Mikrogeophagus, Crenicara, Biotoecus. Anche le specie più piccole del genere Crenicichla, come C. notophtalmus, C. compressiceps, C. regani e tutte le specie affini, sono ospiti ideali della vasca di piante. Questi piccoli predatori sono più aggressivi di altri piccoli Ciclidi, ma ne ho ospitate fino a tre coppie in una vasca da 90 x 45 x 45 cm senza problemi: vederle cacciare è uno degli spettacoli più belli che un pesce in acquario può offrire.

Attraversando l'oceano si arriva sulle coste occidentali dell'Africa dove si estende la foresta pluviale africana, un altro habitat ricco di piccole specie adatte alla vasca di piante.

Assolutamente consigliabili sono tutte le specie appartenenti al genere Nanochromis, piccoli "cave-spawners" con elevate esigenze nella qualità dell'acqua che deve essere assolutamente tenera, acida e molto pulita, e le specie del genere Pelvicachromis.

Queste ultime possono essere divise in due gruppi distinti: il primo che contiene le specie simili a P. humilis  [P. humilis, P. rubrolabiatus, P. signatus], più grosse e con otto marcature verticali sui fianchi e il secondo, più consigliabile per la vasca di piante, che raggruppa tutte le rimanenti specie, piccole e colorate in modo appariscente. La specie più famosa in questo gruppo è P. pulcher, ma stanno godendo di grande popolarità anche P. subocellatus e P. taeniatus delle quali esistono diverse varianti geografiche.

A questo gruppo appartiene anche una specie molto simile a P. pulcher [Boulenger, 1901] descritta solo nel 1977: Pelvicachromis sacrimontis. Ed è proprio a questa specie semisconosciuta che si riferisce l'esperienza raccontata nell'ultima parte di questo articolo.

Qualche mese fa ho ricevuto una e-mail dall'amico Rocco Erra [uno dei due biologi responsabili della serra dell'Acquario di Bologna] che mi segnalava la presenza di due piccole Tilapia mai viste prima in mezzo ad un gruppo di piccoli Hemichromis cristatus provenienti dalla Nigeria.

Di lì a qualche giorno sono andato durante la mia pausa pranzo nella serra [che dista dalla redazione di Hydra pochi chilometri] per prendere alcuni esemplari di H. cristatus allo scopo di fare fotografie e vedere queste misteriose Tilapia [le Tilapia sono oggi ospitate da Paolo Salvagiani e rimangono ancora un mistero!].

Una volta in serra Rocco mi ha fatto vedere dei supposti P. taeniatus [circa un centinaio] arrivati dalla Nigeria con la medesima importazione. La livrea molto dimessa dei pesci tradiva comunque una colorazione spettacolare di questi "strani" P. taeniatus. Non ci ho pensato su due volte e ho portato a casa tre coppie di questi piccoli Ciclidi.

Una volta arrivato a casa ho sistemato i pesci in una vasca 90 x 45 x 45 allestita completamente con prodotti ADA e funzionante da circa venti giorni. La vasca è stata allestita con Power Sand Special e con terra Amazonia e le piante utilizzate Cryptocoryne wendtii, C. becketti, C. balansae, Microsorum pteropus, M. pteropus ''Philippine'', Bolbitis heudelotii, Proserpinaca palustris, Glossostigma elatinoides, Vesicularia dubyana, Monosolenium tenerum.

 

vasca


La vasca è illuminata con quattro tubi al neon T10 da 32 watt per un totale di 128 watt. I tubi, ADA originali, sono montati su una gieseman modificata apposta per ospitare i T10. C'é anche un impianto di CO2 con un diffusore ASKOLL e un filtro eheim esterno professional II che si occupa anche della temperatura. Le piante sono fertilizzate con i prodotti ADA ed io effettuo un cambio d'acqua settimanale di circa 60 litri.

L'acqua è abbastanza tenera, metà osmosi e metà rubinetto [a Faenza, dove abito, l'acqua di rubinetto ha circa 350 microsiemens di conducibilità, dunque è abbastanza tenera]. Il pH è circa 6,5 dato che la vasca ha un impianto di diffusione di CO2. Durata illuminazione: dalle 16 fino alle 24. La temperatura è costante a 23,50 gradi.

In un primo momento i pesci, molto spaventati, hanno manifestato un comportamento gregario, tipico dei giovanili di tutti i Pelvicachromis, manifestato anche in acquario solo se non ci sono coppie stabili o in via di formazione. Questo comportamento è durato circa dieci giorni duranti i quali ho abbondantemente nutrito i pesci con mangime granulare, tubifex vivi, dafnie e larve di chironomidi.

Per i Tubifex in particolare devo fare una precisazione: butto in genere una bella palla a luci spente in modo che i Tubifex guadagnino in fretta la protezione del substrato di fondo e in modo che siano i pesci, nei giorni seguenti, a cacciarli via via che emergono timidamente dal fondo. I Tubifex rimangono vivi nel fondo anche per dei mesi, ma non ho mai riscontrato problemi con le piante.

Non ho paura ad introdurre in vasca qualsiasi tipo di invertebrato [anche Hydra!] perché penso che i benefici di un ambiente ad alta biodiversità e con disponibilità di cibo vivo per pesci ed avannotti prevalgano sui rischi.

I pesci, già dal primo giorno, non mi sono mai sembrati dei P. taeniatus, ma piuttosto dei P. pulcher anche se la forma della testa era notevolmente diversa. Ho consultato così un po' di letteratura ed ho scoperto che i miei pesci erano dei P. sacrimontis, pesci bellissimi, ma raramente importati.

P. sacrimontis differisce da P. pulcher per diverse caratteristiche. La testa è decisamente diversa con un profilo più arcuato e profondo che porta la bocca in una posizione più ventrale. La fascia marrone che attraversa tutto il fianco dalla coda alla testa è più larga e decisamente più evidente ed anche gli ocelli sulla dorsale, tipici dei maschi, rari e poco numerosi dove presenti.

La femmina di P. sacrimontis ha una pinna dorsale senza marcature [al contrario della femmina di P. pulcher] e con una sfumatura che passa sfumando dal giallo ad un colore più scuro, quasi marrone-nero. La femmina è dunque molto riconoscibile e la sua livrea si accende con il corteggiamento durante il quale esibisce un ventre rosso acceso contornato da una piccola fascia chiara che lo evidenzia ed una tonalità scura nella parte posteriore. Non si sa se in natura questa specie, diffusa in tre diversi "color morphs", sia simpatrica con P. pulcher.

 

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Le importazioni li vedono arrivare anche misti, ma non è detto che non si tratti di carichi assemblati con pesci di diversa provenienza. P. sacrimontis, così come le altre specie del gruppo, è un ciclide detritivoro che bruca durante tutto il giorno ingerendo alghe diatomee, alghe verdi, foglie, detriti, larve di insetti, piccoli organismi e, in natura, materiale inerte come sabbia e piccoli sassi. In acquario si comporta esattamente in questo modo ed una alimentazione proteica non deve durare più di 7-10 giorni.

Questo pesce proviene dalla Nigeria dove si trova nei corsi d'acqua della foresta pluviale nella fascia affacciata sulla costa, mai più di 150 km all'interno e mai in acque salmastre [Lamboj, pers.com.], caratteristica comune a tutte le specie, anche quelle con una distribuzione più estesa.

I nostri sei piccoli amici [il maschio di P. sacrimontis non supera mai i 10 cm!] hanno cominciato pian piano ad ambientarsi ed è iniziato un serrato corteggiamento da parte delle tre femmine che in breve ha indotto i maschi ad abbandonare il comportamento gregario.

 

maschio2


La prima coppia [A] ha stabilito un territorio già dopo qualche giorno e sono iniziati così i comportamenti rituali che precedono la deposizione. In questa specie è la femmina che prende l'iniziativa, ma il maschio è sempre un padre attento e molto presente.

 

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A circa 30 giorni dall'arrivo erano ben due le coppie che avevano deposto e che si erano spartite la vasca: ai due restanti non restava che nascondersi nel fitto della parte alta della vegetazione e mostrare una livrea dimessa.

La coppia più grossa [A], quella che occupava la parte sinistra della vasca, non è però riuscita a portare avanti la covata e questo evento ha aperto una possibilità per i due rimasti senza territorio: infatti dopo qualche giorno la femmina si è spostata nella parte centrale della vasca costringendo il maschio a continue parate con l'ormai vicina coppia B che nel frattempo pascolava un piccolo gruppo di avannotti [circa 10].

 

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Le larve di P. sacrimontis nuotano liberamente a circa 10 giorni dalla deposizione e il loro ritmo di crescita dipende dalla disponibilità di cibo da brucare. In una vasca di piante la crescita, senza nessuna integrazione di cibo, è sorprendente e l'attività dei piccoli incessante e spettacolare. Gli avannotti hanno una livrea mimetica simile a quella dei P. pulcher ed il comportamento è uguale a quello dei cugini.

 

piccoli


Mentre la coppia [B] cresceva i suoi pargoli, la coppia [A] aveva deposto di nuovo ed era minacciata da un nuovo fronte di scontro: nella parte sinistra della vasca si era formata la terza coppia, la coppia [C]. Quest'ultima è caratterizzata da un maschio di un diverso "color morph", cioè da un maschio verde.

 

verde


Le femmine delle diverse varietà sono purtroppo tutte uguali ed indistinguibili e l'acquariofilo ha ben pochi strumenti per valutare l'omogeneità della coppia dato che come abbiamo detto l'unico dato utile, cioè quello della provenienza, è poco affidabile.

Al momento della stesura di questo articolo la situazione è ancora questa con la coppia più grossa [A] che si è cacciata nella situazione più scomoda, ovvero con il territorio esposto su due lati.

 

maschiob


Non ci sono altre considerazioni da fare, a questo punto lascerei parlare le immagini di questi pesci fantastici, pesci che condizionano un po' la vita della vasca di piante, ma che sono uno spettacolo nello spettacolo.

Spero che si diffonda una idea più ecologica della vasca di piante con ambienti meno perfetti e però più vivi, con pesci interessanti che in questo ambiente possono mostrare la loro etologia.

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