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In acquario come in natura di Roberto Pellegrini

Ogni giorno, senza nemmeno pensarci, compiamo una serie di azioni e di movimenti che ci sembrano naturali e scontati: ci alziamo in fretta, ci prepariamo un veloce caffè, ci dirigiamo, magari in automobile, verso il posto di lavoro, accendiamo il computer e così via.

Siamo risucchiati dal vortice della quotidianità, dal tempo che corre e che non basta mai, tanto da focalizzarci solo sulla meta, sul risultato finale di ogni cosa e sull’obbiettivo da raggiungere il più velocemente e con il minor sforzo possibile.

Ho pensato molte volte a quante piccole cose mi perdevo in questo modo, a tutte quelle scoperte ed invenzioni che davo per scontate e a tutte quelle emozioni che solo la Natura può regalarci.

Spesso, leggendo alcune discussioni sui forum o parlando di piante con altri appassionati, ho avuto l’impressione di aver perso il senso delle cose, di soffermarmi troppo sul risultato e sull’estetica di questo o di quel layout, scordandomi di avere a che fare con esseri viventi.

Altre volte ho creduto che le piante d’acquario fossero delle creature soprannaturali, atterrate sulla Terra da qualche sperduto pianeta tropicale e, pertanto, coltivabili solo in condizioni antisettiche ed usando concimi simili a magiche pozioni segrete.

Allo stesso modo siamo molto fortunati perché, senza far troppa fatica, possiamo andare dal nostro negoziante di fiducia e, per pochi euro, acquistare un vasetto della pianta dei nostri sogni.

Ma quanti di noi, facendo questa semplice operazione, si sono chiesti, almeno una volta, il motivo di quella foglia finemente divisa o di quei fusti pieni d’aria o hanno pensato, magari, a quale fosse il luogo d’origine in cui gli antenati di quell’esemplare crescevano da secoli.

Discorsi filosofici a parte, ho deciso, almeno per questa volta, di considerare quel vegetale per quello che è, per quello che rappresenta nel suo habitat e per tutte quelle qualità e capacità più o meno nascoste che lo fanno essere un “pezzo di natura”.

Ho scelto un esempio, una specie per vari aspetti molto vicina a noi, che si presta bene per farci riflettere e per mostrarci alcuni aspetti a cui probabilmente non abbiamo mai pensato.

In realtà molte delle piante che ospitiamo nelle nostre vasche non sono originarie dei tropici ma si ritrovano in regioni geografiche con clima, se non uguale, paragonabile al nostro.

Alcune specie, invece, hanno una distribuzione molto ampia e sono in grado, quindi, di adattarsi senza problemi a diverse condizioni ambientali; sono le cosiddette piante cosmopolite e subcosmopolite, distribuite in tutte o quasi le regioni del mondo.

Non tutti sanno, però, che molti di questi vegetali si ritrovano spontaneamente anche in Italia: contrariamente a quanto pensiamo, il loro habitat ideale non è un pezzo di Grodan e una serra calda, ma è il fossato che ci scorre sotto casa, la palude che confina con l’industria in cui lavoriamo o magari quel canale in mezzo ai campi che raccoglie i nostri scarichi.

E’ lì che troveremo le “sorelle” di alcune nostre piante da acquario, esemplari in tutto e per tutto simili a loro ma che affrontano da sempre il ghiaccio, il caldo, la siccità e tutte le altre condizioni ambientali del nostro paese.

Attraverso una serie di fotografie scattate in natura (prevalentemente in zone umide toscane) andremo a scoprire quali sono le difficoltà che questi vegetali devono affrontare ogni stagione, cercando di riflettere sul fascino della loro adattabilità e sui segreti della loro sopravvivenza.

La pianta con cui facciamo conoscenza è Lysimachia nummularia L., specie appartenente alla grande famiglia delle Primulaceae e descritta dal biologo svedese Carlo Linneo nel 1753.

 

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Chi si interessa anche di giardinaggio e di bordure ornamentali riconoscerà l’erba soldina, così chiamata per via delle sue foglie rotonde simili a monete, come una delle piante tappezzanti più apprezzate ed utilizzate: la sua adattabilità le permette di creare dense coperture ai piedi di arbusti o di altre erbacee, persino in quelle condizioni di ombra e di ristagno idrico in cui molte specie avrebbero difficoltà a vivere e a fiorire.

Sì, perché oltre ad una distesa verde Lysimachia nummularia ci regala, a partire dalla primavera, anche una cospicua fioritura, formata da minuti fiorellini gialli a 5 petali, evento che si verifica solo in coltura emersa.

Queste poche righe bastano a farci capire che non abbiamo a che fare con una pianta strettamente acquatica (secondo la classificazione delle forme biologiche rientra, infatti, nel gruppo delle emicriptofite), bensì con una specie igrofila-palustre che, anche in natura, può trovarsi sommersa per periodi più o meno lunghi.

Molto apprezzata anche in acquario è la sua cultivar ‘Aurea’, meno fiorifera della forma tipica, ma dal grazioso fogliame dorato.

 

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Lysimachia nummularia ‘Aurea’ usata come pianta tappezzante in un giardino

 

Grazie alla sua facilità di coltivazione in idroponica questa specie, oltre che nei vivai di piante da giardino, viene offerta frequentemente nei negozi d’acquari e, addirittura, anche sugli scaffali di alcuni grandi magazzini.

In origine la distribuzione di questa specie era ridotta alle sole zone umide europee; oggi si è largamente naturalizzata in molte parti del mondo ed è discretamente diffusa anche nel nostro paese.

Gli habitat in cui possiamo trovarla sono i più inaspettati…

 

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Un fosso di scolo ai lati di un campo coltivato sovrastato, in alto, da una strada asfaltata. Ci troviamo in una piccola frazione a pochi km dal famoso paese di Collodi, in provincia di Pistoia.

 

In questo biotopo abbastanza insolito Lysimachia nummularia vive al riparo delle alte graminacee e delle altre erbe di campo, nella parte più bassa del fossato che, solo durante le forti piogge invernali, si riempie e drena le acque dei campi circostanti.

 

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Piante in fiore nascoste tra le erbe

 

Durante il periodo caldo, quindi, queste piante si trovano completamente all’asciutto ma, ciononostante, possono godere dell’ombra e della protezione offerta dalle erbe più grandi. In queste zone, in estate, si superano tranquillamente i 30°C.

I campi vicini sono concimati con regolarità, così come è da notare l’uso saltuario di diserbanti che, in un modo o nell’altro, vanno a finire nei fossati e nei corsi d’acqua.

Oltre ai problemi tipici delle aree sottoposte ad attività agricole più o meno intensive, le piante presenti in questa stazione devono affrontare un altro inconveniente: lo sfalcio manuale dell’erba.

Infatti, per garantire il corretto scorrimento delle acque, i bordi di questi fossati sono periodicamente sottoposti a tagli meccanici, che rasano praticamente al suolo la vegetazione presente.

In questo caso, però, non tutti i mali vengono per nuocere: il portamento strisciante permette alla pianta di rimanere a livello del terreno, sfuggendo così al taglio della lama.

A poca distanza da questo fossato scorre un torrente che, anche in piena estate, garantisce sempre un livello minimo di acqua.

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Nella parte più alta delle sponde si trovano diversi esemplari di erba soldina: i lunghi tralci si sviluppano per alcune decine di cm, arrivando perfino a lambire il pelo dell’acqua.

Il torrente in questione raccoglie tutti i fossati ed i canali della zona e, durante le piogge intense, il livello dell’acqua può superare il metro, tanto da sommergere le sponde.

E’ in questi momenti che le piante possono trovarsi sott’acqua per brevi periodi.

 

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La forte corrente che si sviluppa durante le piene può provocare anche l’erosione al piede delle sponde che, franando, portano verso il basso anche il loro prezioso carico vegetale. In questo modo alcune zolle contenenti la pianta finiscono sul fondo, mentre altre sono portate via dalla corrente e depositate lungo il corso dove, se troveranno condizioni idonee, potranno formare altre colonie.

Questo aspetto in parte negativo contribuisce, però, alla diffusione agamica di questa specie.

Ho osservato in più occasioni esemplari che, franati dalle sponde nel centro del corso d’acqua, vegetavano in condizioni di parziale sommersione.

 

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Gli esemplari caduti in acqua che vivono parzialmente sommersi

 

Da queste poche immagini si capisce che in natura le varie piante acquatiche crescono in maniera disordinata, possono avere foglie e steli danneggiati e, soprattutto, sono ricoperte da detriti ed alghe.

Sicuramente si presentano anonime, poco appariscenti e, senza dubbio, distanti dalla nostra idea di “pianta d’acquario”, tanto che molti di noi stenterebbero a riconoscerle come tali.

Oltre che lungo i bordi di canali e fossi, questa primulacea si sviluppa spesso in quegli ambienti chiamati prati umidi, cenosi che si formano nelle zone periferiche di paludi e corsi d’acqua e che, nei momenti di piena, possono essere sottoposti a periodiche inondazioni.

Siamo sempre in pianura, nelle zone adiacenti al corso di un fiume, in provincia di Lucca.

 

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 Il prato umido

 

In questo prato umido Lysimachia nummularia si sviluppa alla base delle erbe più alte, lontana dall’acqua ed esposta in pieno sole.

Nonostante la copertura le piante riescono tranquillamente a fiorire.

 

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Nello stesso ambiente si trovano altre piante igrofile come Lythrum salicaria, Iris pseudacorus, Mentha aquatica e Lysimachia vulgaris, imparentata con la nostra protagonista ma dall’aspetto totalmente diverso.

Adesso ci spostiamo nel comprensorio di una grande zona umida in parte bonificata, a cavallo fra le province di Pistoia e Firenze.

In un mosaico di fossi, canali e specchi d’acqua più o meno permanenti, si hanno ancora situazioni di elevata naturalità che permettono a Lysimachia nummularia di colonizzare ambienti dalle caratteristiche molto diverse.

Possiamo trovarla, quindi, ai bordi dei canali con acqua profonda, in compagnia di Iris pseudacorus e Carex elata e sotto la parziale ombra degli ontani comuni (Alnus glutinosa) e di altre essenze arboree.

 

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La mazza d’oro minore, altro nome comune con cui è conosciuta questa pianta, vive anche ai lati degli specchi d’acqua stagionali, sia in ombra che in pieno sole.

In questa fotografia vediamo un fosso laterale che scorre intorno ad uno specchio d’acqua; all’ombra della cannucce palustri (Phragmites australis) e dei Salix cinerea si osservano diversi esemplari che sono sommersi durante l’inverno quando il livello generale delle acque aumenta.

 

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Gli stagni stagionali sono ricoperti d’acqua dall’autunno fino alla primavera: durante l’estate il terreno si secca, si formano vistose crepe e tutti gli organismi acquatici estivano in vario modo, aspettando che le condizioni ritornino favorevoli al loro sviluppo.

Molte piante annuali passano l’estate sotto forma di semi, quelle perenni invece perdono o riducono drasticamente le parte aerea, conservando solo i tuberi o le radici negli strati profondi ed umidi del terreno.

La nostra primulacea non attua queste strategie, ma supera la siccità bloccando la crescita e aderendo maggiormente al terreno, in modo da proteggersi e da limitare al massimo l’esposizione al sole e al vento.

 

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La pianta raffigurata in questa immagine, scattata a giugno ai bordi di uno stagno stagionale, è visibilmente circondata dalle fessure del terreno in secca, situazione che perdura, salvo qualche acquazzone estivo, fino ad inizio autunno.

 

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L’ambiente più suggestivo in cui è possibile ritrovare Lysimachia nummularia è sicuramente quello del bosco igrofilo.

Queste formazioni, costituite essenzialmente da alberi in grado di superare lunghi periodi di inondazione, si ritrovano nella parte più esterna di stagni e paludi, lungo i corsi d’acqua o nelle anse dei grandi fiumi soggetti a straripamento stagionale.

Queste cenosi, molto diffuse in passato ad esempio lungo il corso del Pò e nella Pianura Padana, oggi sono state notevolmente ridotte a causa delle bonifiche e delle alterazioni compiute dall’uomo, che si è appropriato di queste zone pianeggianti per coltivare e costruire.

Gli alberi che vivono in questo ambiente (come ad esempio Alnus glutinosa, Quercus robur, Populus nigra e varie specie di Salix) possono trovarsi con le radici completamente immerse in acqua anche per diversi mesi all’anno, formando paesaggi suggestivi e, allo stesso tempo, malinconici e spettrali.

Le immagini successive sono state scattate all’interno di un bosco igrofilo presente nel comprensorio di una zona umida della provincia di Pisa, uno degli ultimi lembi di palude soffocati dalla bonifica e dall’inquinamento.

Questa è la visione estiva: gli alberi ombreggiano il suolo con le loro foglie, il terreno è completamente asciutto e molte specie vegetali portano avanti il loro ciclo vitale fiorendo e sviluppando le foglie.

 

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Il bosco in estate

 

Data l’intensa copertura primaverile-estiva è un evento molto raro vederla fiorire.

 

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Una pianta fiorita all’interno del bosco igrofilo

 

In inverno la situazione è completamente diversa: gli alberi sono spogli, la luce penetra agevolmente nel sottobosco, ma il terreno è ricoperto per almeno 3 mesi da uno strato d’acqua che, nei momenti di piena, può superare tranquillamente 1,5 m.

Una delle poche piante erbacee che riesce a vivere in queste condizioni, oltre a Galium palustre, è proprio Lysimachia nummularia.

 

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 Il bosco in inverno

 

E’ da notare che il substrato, costituito prevalentemente da foglie e da rami caduti, è piuttosto acido, a causa dei tannini e degli acidi umici di cui alcune delle essenze arboree presenti sono ricche.

E in inverno?

Durante la stagione sfavorevole l’erba soldina ferma la crescita, accorcia gli internodi e ispessisce le foglie, proteggendo le gemme centrali.

Questa pianta, infatti, non ha organi di conservazione e non perde nemmeno la parte aerea, ma porta le sue gemme a livello del terreno.

In tutti gli ambienti descritti le temperature invernali possono scendere diversi gradi sotto lo zero (indicativamente anche -5/-7°C), tanto da causare il congelamento dell’acqua.

Niente paura: Lysimachia nummularia riesce tranquillamente a superare questo problema e non è difficile osservarla completamente inglobata nel terreno o nell’acqua ghiacciata. Ed è normale che sia così.

Ecco una foto scattata in inverno all’interno del bosco igrofilo.

 

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Questa invece è L. nummularia ‘Aurea’ in coltivazione durante una giornata di freddo intenso.

 

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Gli ambienti e le situazioni descritte sopra si ritrovano, con le dovute variazioni, in diverse zone d’Italia e, molti di noi, potranno avere la fortuna di scorgere ed osservare da vicino questa stupenda pianta.

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