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Rotala: difficile resistere di Dario Schelfi

L'approccio con l'acquario di piante è sempre piuttosto vario: c'è l'appassionato che si avvicina per la prima volta alla realizzazione del plantacquario; c'è l'acquariofilo che si cimenta con le vasche "all'olandese"; c'è il fanatico dell'aquascape.

Qualunque sia il motivo, qualunque sia il rapporto che ci avvicina alla vasca di piante, il genere Rotala riuscirà prima o poi ad incantarci.

Si tratta probabilmente di una delle piante più apprezzate e diffuse in acquariofilia e ciò non solo per la loro bellezza ma anche per la straordinaria adattabilità che le caratterizza.

Appartengono alla famiglia delle Lythraceae e sono originarie del Sudest asiatico.

Le cinque protagoniste del genere Rotala che troviamo abitualmente in commercio sono: rotundifolia, macrandra, indica, wallichii e "Nanjenshan", a cui, si aggiunge una v. "green", spesso classificata come appartenente alla stessa specie della rotundifolia.

 

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Rotala indica - foto © Vincenzo Maisto

 

Tutte le Rotala sono caratterizzate da un comune denominatore: sono piante a stelo dalla crescita piuttosto rapida per il cui sostegno è fondamentale un costante apporto di nutrienti, intensa irradiazione luminosa, adeguato supporto di CO2.

Eccezion fatta per la sp. "green", le Rotala sono caratterizzate [in maniera più o meno marcata] da una pigmentazione che varia dal rosa al rosso intenso e di ciò, ovviamente, bisognerà tenere conto in sede di pianificazione del regime di coltivazione in acquario.

 

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Rotala rotundifolia - foto © Vincenzo Maisto

 

La piantumazione

Esistono due principali tipologie di piante reperibili in commercio: gruppi formati da talee non radicate e vasetti che contengono plantule ottenute per meristema.

Queste ultime sono facilmente riconoscibili dagli steli [che si presentano alla base molto esili e fitti], dalle foglie tondeggianti [quasi sempre quale effetto della coltura emersa] e dall'apparato radicale [piuttosto fitto e sottile].

In ambedue i casi giova rammentare che sia le talee che le piante radicate, in presenza di condizioni favorevoli, attecchiscono in acquario in tempi straordinariamente brevi.

 

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Talee apicali di Rotala rotundifolia

 

Personalmente prediligo l'impiego di talee apicali mature, lunghe circa 5 cm, con una porzione di fusto perfettamente turgida e priva di foglie malformate, anche se la pianta proviene da coltura meristematica.

Ritengo che questo sistema, piuttosto che l'uso di piccole plantule già radicate, permetta di iniziare la coltivazione partendo da steli che rispecchiano esattamente le caratteristiche finali della pianta madre, senza incorrere nell'inconveniente di assistere allo sviluppo di esili steli che solo dopo l'attecchimento iniziano a rigonfiarsi producendo foglie mature tipiche della coltura sommersa.

 

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Rotala v. "green" - foto © Vincenzo Maisto

 

Tutte le Rotala si prestano benissimo alla potatura dal basso, creando degli immediati punti di richiamo nell'acquario [operazione questa certamente da preferire se si desidera aggiungere della Rotala in una vasca già riccamente piantumata].

In fase di piantumazione è bene comunque tenere presente che gli steli vanno inseriti nel substrato [meglio se a gruppi di due o tre] utilizzando una pinzetta e distanziandoli adeguatamente in maniera che tra ogni gruppo ci sia una distanza di circa 2/3 cm. Ciò permetterà ad ogni stelo di ricevere la giusta "dose" di irradiazione luminosa formando in breve tempo degli appariscenti e rigogliosi cespugli.

Le Rotala sono tipiche piante da sfondo, che occupano cioè la parte posteriore dell'acquario, ed è quindi opportuno, durante la pianificazione del layout, tenere in debita considerazione questo aspetto onde evitare che i fitti cespugli finiscano col coprire le eventuali piante posizionate dietro ad esse.

Un particolare cenno merita la Rotala v. "green", caratterizzata da un doppio portamento che da verticale, nella prima fase dello sviluppo, diventa "ricadente", approssimandosi alla superficie dell'acqua. Tale caratteristica la rende particolarmente adatta per creare dei suggestivi paesaggi a ridosso [posteriormente] di alte rocce o tronchi molto ramificati.

 

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Rotala v. "green" in acquario

 

Substrato e fertilizzazione

Nonostante le apparenze possano far presumere il contrario, le Rotala producono un fitto apparato radicale sotterraneo che, con una sostanziosa rete di capillari, assicura un adeguato strumento di sostentamento alla pianta.

Il substrato, pertanto, è senza dubbio il primo elemento con cui confrontasi se si decide di coltivare questa splendida pianta [ma il discorso vale un po' per tutte le nostre beniamine], preferendo a ghiaie inerti dei "fondi" fertili, meglio ancora se costituiti da terre allofane, particolarmente gradite a tutte le specie di Rotala.

 

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Rotala macrandra in acquario

 

I sottili capillari gradiscono particolarmente i terreni coltura leggeri e compatti, prosperando tuttavia anche in substrati più pesanti e meno ricchi.

La fertilizzazione è, invece, la chiave di volta per avere successo con queste splendide piante.

Un'adeguata pianificazione del regime di somministrazione dei nutrienti in forma liquida rappresenta la "condicio sine qua non" per ottenere piante rigogliose e ben pigmentate.

E' indispensabile, quindi, che le Rotala vengano sostenute costantemente con fertilizzazioni bilanciate, a spiccato tenore di ferro e altri microelementi, in assenza dei quali diventa impossibile ottenere apprezzabili risultati.

Si tenga conto che queste piante, se opportunamente stimolate con luce e CO2, sono delle grandi consumatrici di nutrienti ed è quindi indispensabile che la somministrazione di fertilizzanti venga pianificata in maniera da prevedere una continua presenza di sostanze nutritive nella colonna d'acqua.

Anche la CO2, al pari della fertilizzazione, deve essere sempre presente ed in concentrazioni che non scendano mai al di sotto dei 20ppm.

 

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Particolare della colorazione rossa della Rotala macrandra

 

Luce

Anche la luce rappresenta un elemento caratterizzante nella coltivazione di queste piante. Le Rotala, infatti, sono piuttosto esigenti quanto ad irradiazione luminosa che deve essere sempre intensa [indicativamente non inferiore a 0,5 w/l] e possibilmente di "buona qualità". I tradizionali tubi t8 non si dimostrano sempre all'altezza delle esigenze di queste piante ed è quindi preferibile, avendone la possibilità, impiegare neon t5 ovvero lampade HQI.

La temperatura di colore non risulta determinante [generalmente impiego lampade da 6500k] anche se l'inserimento di un mix luminoso che comprenda anche tonalità più calde [4000k] accentua senz'altro la tonalità rossa delle foglie delle Rotala.

 

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Rotala nanjenshan - foto © Alessandro Colletta

 

Coltivazione

Benché considerata una pianta piuttosto esigente e non sempre adatta al principiante, ritengo che il genere Rotala, con le opportune precauzioni del caso, possa senz'altro far parte del "primo allestimento" del neofita.

Come già accennato luce, nutrienti e CO2 rappresentano la triade di elementi soltanto in presenza dei quali è consentito [e consigliabile] cimentarsi con la coltivazione di questa pianta.

Fatta questa premessa è da ritenere la Rotala una splendida ed adattabilissima pianta capace di perdonare anche alcuni errori di coltivazione.

La temperatura dell'acqua dovrebbe mantenersi entro i range classici del plantacquario, oscillando tra i 25 ed i 27°, tollerando tuttavia anche temperature leggermente superiori [lo sappiano gli appassionati di discus].

Il pH è, invece, determinate. E' bene che l'acqua sia neutra, o debolmente acida e possibilmente con un tampone non superiore a 4 – 5° dh.

Potendo scegliere è preferibile impiegare questa pianta in substrati maturi, presenti cioè in acquari già avviati da almeno 6/8 mesi e ciò per evitare che l'inevitabile proliferazione di filamentose post avviamento incida sulle prime fasi di sviluppo.

 

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Rotala wallichii - foto © Vincenzo Maisto

 

Potatura

La potatura è probabilmente l'aspetto più importante [insieme alla fertilizzazione] e molto spesso sottovalutato nella coltivazione delle Rotala.

Come già accennato all'inizio di questa breve trattazione, le Rotala sono piante a crescita rapida, caratterizzate da una spiccata dominanza apicale che le induce a produrre in breve tempo dei veri e propri "ombrelli" di vegetazione.

Tale caratteristica, se da un lato rappresenta senz'altro una condizione idilliaca per l'acquarioflio, che vede maturare in tempi relativamente brevi il proprio giardino sommerso, dall'altra rende necessari continui interventi con potature di formazione e di contenimento [della crescita].

Generalmente [Mr. Amano docet] la prima potatura post piantumazione dovrebbe essere piuttosto radicale, colpendo circa la metà dell'altezza degli steli e prescindendo da un intervento conservativo [o costruttivo] del layout.

In definitiva, lo scopo di questa prima potatura è soltanto quello di stimolare la pianta alla produzione di nuove gemme ascellari, al fine di infittire quanto più possibile la struttura apicale dei cespugli.

Superata la fase post potatura, durante la quale è bene non fertilizzare per assecondare la ripresa vegetativa, si attenderà lo sviluppo delle nuove gemme ascellari che, nell'arco di 15 – 20 giorni dovrebbero fare capolino dagli steli, in prossimità dei punti di taglio.

Si lascerà quindi crescere la pianta, riprendendo il normale regime di fertilizzazione, fino a quando la nuova vegetazione non avrà raggiunto la superficie dell'acqua.

Formata la struttura complessiva del cespuglio, si renderanno necessarie, con cadenza quasi settimanale, delle potature di mantenimento che avranno lo scopo di strutturare e mantenere la silhouette della pianta.

Questo secondo intervento di potatura sarà ovviamente meno drastico del precedente e, a seconda del layout prescelto, riguarderà la sola parte apicale del cespuglio e/o gli steli "periferici" dello stesso.

Il taglio degli apici andrà effettuato, con forbici molto affilate [si eviti sempre di tagliare con le dita per evitare perdite di turgore degli steli che rallenterebbero la formazione delle nuove gemme], sulla porzione apicale della pianta, subito sopra un internodo e, a seconda della varietà di Rotala prescelta, a degradare dalla parte posteriore a quella anteriore del cespuglio, in maniera tale che gli steli posteriori risultino sempre più alti di quelli anteriori.

Ciò accentuerà il senso di profondità della composizione evitando nel contempo che gli steli anteriori si spoglino delle foglie basali, facendo spiccare le antiestetiche radici aeree, prodotte copiosamente da queste piante.

 

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Rotala indica - foto © Vincenzo Maisto

 

La potatura rappresenta sempre un momento delicato per tutte le piante. Sovente le proliferazioni algali si sviluppano proprio approfittando dello shock post potatura ed è quindi opportuno pianificare con cautela gli interventi di potatura, fertilizzando soltanto prima [in genere 5/6 giorni] e non anche immediatamente dopo.

Questo è un aspetto particolarmente delicato, poiché sovente si tende a credere che la fertilizzazione post potatura incentivi lo sviluppo della nuova vegetazione.

Invero, durante la fase post potatura si assiste quasi sempre [in maniera più o meno accentuata a seconda delle piante coltivate] ad un repentino stop vegetativo, durante il quale tutte le energie della pianta sono concentrate sul ripristino della vegetazione asportata.

E' bene quindi assicurare alle piante un leggero surplus di energie, indicativamente una settimana prima di potare, sospendendo le nuove somministrazioni di nutrienti fino a quando la pianta non avrà prodotto  la nuova vegetazione.

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