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Storia dell'acquario olandese di Stefano Del Cucina

L’acquario di piante olandese è stato per anni l’unico modello di acquario di piante che coniugava un’oggettiva bellezza ad una solida tecnica, in questo breve articolo ne desidero tracciare una sommaria storia che, pur con tutti i suoi limiti, spero accenda in qualcuno di voi la curiosità di saperne di più, mentre in altri spero che risvegli bei ricordi di tempi andati, quando sulle spalle avevamo venti e più anni in meno.

L’obiettivo, neanche tanto velato, è quello di poter rivedere alcuni allestimenti di oggi che invece di appiattirsi su modelli e stilemi provenienti dall’estremo oriente, riescano a proporre soluzioni e realizzazioni sufficientemente originali e, perché no, che strizzino l’occhio al “vecchio” acquario olandese.

La storia dell’allevamento di pesci a scopo ornamentale si perde nei secoli, così come la coltivazione ornamentale di piante palustri ed acquatiche, vero è che queste attività venivano svolte all’aperto, in laghetti naturali od artificiali, senza alcun supporto tecnico che fornisse cibo, luce , calore.

Per arrivare ad un vero e proprio acquario in vetro ed in ambiente chiuso (tipicamente un’abitazione privata) occorre arrivare al XVIII secolo, con i primi rudimentali tentativi presso facoltosi appassionati, mentre attorno alla metà del XIX secolo inizia l’espansione verso le classi meno agiate della società, con l’introduzione delle prime, famigerate, bocce in vetro per pesci rossi; a partire da questo stesso periodo vengono istituiti molti acquari pubblici, sia a scopo scientifico che a scopo didattico, e per sottolineare l’importanza della didattica in acquariofilia, basti ricordare che risale al 1856 la prima pubblicazione sull’acquario diffusa nelle scuole (in Germania).

Gli acquari nelle abitazioni private si limitavano alla sola vasca senza alcuna attrezzatura tecnica, erano privi sia di luce artificiale che di riscaldamento proprio. Nei primi venti anni del XX secolo si applicano agli acquari le prime conoscenze tecnologiche già utilizzate in altri ambiti, vengono approntati dei riscaldatori a petrolio od a carbone per il riscaldamento, si iniziano ad utilizzare gli aeratori con pietre porose, e si illuminano le vasche con lampade ad incandescenza.

E’ in questo scenario che negli anni trenta si sviluppa un tipo di acquario che segnerà la storia dell’intera acquariofilia: l’acquario di piante olandese. Perché proprio in Olanda? Naturalmente non c’è un motivo preciso, ma possiamo fare alcune considerazioni che possono far riflettere.

L’Olanda era allora, come d’altra parte lo è anche adesso, all’avanguardia mondiale nelle tecniche di coltivazione intensiva, soprattutto floristica.

Nel corso dei secoli gli olandesi sono stati capaci di strappare al mare, grazie a dighe, argini e pompe mosse dai famosi mulini a vento, migliaia di chilometri quadrati di preziosa terra; proprio in questi anni, per la precisione nel 1932, viene completata la costruzione dell’Afsluitdijk, la diga di 30 chilometri di lunghezza che unisce la provincia dell’Olanda settentrionale alla Frisia.

In definitiva un grande amore per la terra, dunque, terra conquistata grazie a sforzi estremi, ed un grande amore per i frutti che questa terra offre loro, fiori e piante in primo luogo.

Un altro aspetto fondamentale è il profondo spirito democratico con cui, fin dal XIX secolo, venivano affrontate le grandi questioni rurali: un uomo un voto, per dirla in poche parole; è anche grazie a ciò che gli scambi sociali erano notevoli e le occasioni di incontro collettivo molto frequenti.

E’ in questo ambiente “fertile” (sotto tutti i punti di vista!) che appunto si sviluppa, dapprima presso pochi pionieri, in un secondo momento presso molti altri appassionati, la coltivazione delle piante acquatiche e palustri in acquari.

In un primo periodo, per favorire la crescita delle piante in acquario, si mutuano tutti i materiali e tutte le tecniche di coltivazione delle piante emerse coltivate in modo intensivo nei Polder. In un secondo momento, si faranno avanti anche tecniche, materiali e modalità proprie della coltivazione sommersa, frutto dell’inventiva e della sperimentazione che i singoli appassionati mettevano quotidianamente al servizio dell’acquario, ma soprattutto frutto dell’intenso scambio di informazioni tra appassionati, quasi tutti inseriti ed attivi presso le moltissime associazioni acquariofile.

Purtroppo gli anni bui della II Guerra Mondiale giungeranno di lì a poco, sconvolgendo tutta l’Europa e tutti i suoi abitanti che persero interesse per qualsiasi cosa che non fosse la loro vita o quella dei loro cari.

Negli anni cinquanta, forse anche per dimenticare gli orrori della guerra da poco trascorsa, il numero degli appassionati acquariofili olandesi crebbe notevolmente e con loro crebbero, in numero ed in qualità, gli acquari di piante.

L’avvento dei mangimi appositi per l’alimentazione dei pesci e l’introduzione delle lampade fluorescenti poteva  adesso consentire la realizzazione di vasche di forte impatto visivo, con piante in splendida forma e pesci sani e vivaci. Il vero punto di svolta, che permise un notevole sviluppo di conoscenze applicate all’acquariofilia, fu l’intensa attività svolta dall’associazione NBAT (Nederlandse Bond Aqua Terra), fondata nel 1930 e che raccoglieva una percentuale molto significativa dei “possessori di acquario”.

A partire proprio dagli anni cinquanta presero piede i concorsi annuali organizzati dall’associazione, dove dei giudici itineranti visitavano le abitazioni degli acquariofili concorrenti e giudicavano gli acquari. I giudici, per diventare tali, avevano dovuto superare degli esami che certificavano la loro profonda conoscenza e la loro profonda esperienza nell’allestimento e nella gestione di un acquario. La cosa più notevole è che non si limitavano ad emettere giudizi ed a stilare classifiche, ma dispensavano dei veri e propri consigli ai concorrenti, evidenziando gli errori commessi e proponendo strade per rimediare a questi errori. Erano inoltre preparati per rispondere alla raffica di domande che l’appassionato, in occasione dell’importante visita, faceva loro.

Alla fine della rassegna-concorso, una volta che tutte le vasche partecipanti erano state visitate e valutate, veniva svolta un’affollatissima assemblea dove il presidente della commissione giudicante esponeva ai partecipanti le vasche osservate e stimolava i presenti ad accese discussioni in proposito, esortava inoltre i singoli appassionati a visite presso le reciproche abitazioni, in modo da osservare direttamente come alcuni colleghi avevano brillantemente risolto i problemi che per altri avevano rappresentato scogli insormontabili.

Appare chiaro come il concorso avesse come principale scopo quello di creare un notevolissimo intreccio di scambi tra appassionati che in breve tempo porterà ad una elevata crescita qualitativa di tutto il movimento acquariofilo olandese.

Il grande acquario in soggiorno, vero centro di interesse per tutta la famiglia, rappresenterà per decenni l’occasione per ampliare a dismisura la cerchia delle amicizie, creando una vera e propria “comunità” di migliaia e migliaia di acquariofili. L’apice massimo venne raggiunto nel 1976 quando l’acquario olandese aveva ormai superato da alcuni anni i confini nazionali ed i soci al NBAT erano ben 28000.

Ed in Italia? Negli anni 50 e negli anni 60, il panorama acquariofilo italiano era, pur con la presenza di autorevoli rappresentanti, piuttosto desolante: pochi negozi specializzati, poche aziende di produzione e/o commercializzazione e soprattutto assenza totale di riviste del settore e scarsissimi scambi di esperienze tra gli appassionati.

Agli inizi degli anni 70 vi fu la svolta, nel settembre del 1970 iniziarono infatti le pubblicazioni della rivista “Aquarium” e dopo pochi numeri, per l’esattezza nella primavera del 1971,  Arend van den Nieuwenhuizen, un famoso fotografo naturalista nonché affermato acquariofilo olandese, cominciò la sua collaborazione alla rivista con una lunghissima serie di articoli aventi per oggetto “l’acquario in soggiorno”.

Per l’acquariofilia italiana era come entrare in un nuovo mondo, in questi articoli l’autore spiegava con molta dovizia di particolari l’allestimento della vasca e la scelta dei materiali e delle piante, il tutto era completato da splendide foto con didascalie che talvolta erano paragonabili ad un articolo, la collaborazione durò per molti anni ed il culmine fu raggiunto nella seconda metà degli anni ottanta quando su “Aquarium” venne pubblicato, diviso in ben 18 parti, un vero trattato sull’allestimento di un acquario olandese: “Dalla vasca all’acquario”.

L’impatto fu veramente rivoluzionario, l’acquario olandese entrò ben presto nei sogni dell’acquariofilo italiano e vi rimase per almeno venti anni, rappresentando l’obiettivo primario di ogni appassionato di acquari di piante e gli articoli di “Aquarium” che ne parlavano era letti, riletti e straletti, e spesso occupavano i posti d’onore nei comodini per le ultime letture serali.

Tutta l’acquariofilia negli anni settanta ed ottanta ebbe un notevole sviluppo, anche grazie alle nuove applicazioni tecniche, al filtraggio attuato con filtri esterni a cestello (fin dagli anni sessanta Eheim produceva filtri esterni con metodologie industriali) si aggiunse il filtro biologico interno, messo a punto negli anni settanta proprio in italia; anche se occorre dire che negli acquari olandesi spesso il filtro era del tutto assente od al limite era un filtro esterno sottodimensionato con funzioni meccaniche.

Ben altro impatto ebbe la diffusione degli erogatori di anidride carbonica, nel 1971 venne posto in commercio l’Hilena Diffusionsgerat un diffusore di anidride carbonica che utilizzava le stesse piccole bombolette utilizzate per ottenere “l’acqua di Seltz”, gli acquariofili olandesi già da molti decenni sapevano dell’importanza dell’anidride carbonica per la crescita delle piante, ma tutti gli espedienti usati fino ad allora per aumentare la concentrazione di anidride carbonica in vasca avevano ottenuto scarsi risultati.

Negli anni successivi l’acquario olandese beneficiò di moltissime innovazioni tecnologiche, anche se spesso erano solo perfezionamenti e miglioramenti e non “scoperte” vere e proprie, e questo varrà sia per il cavetto riscaldante (usato in Olanda fin dagli anni cinquanta), sia per l’illuminazione (fin dal loro primo comparire gli acquariofili olandesi utilizzarono i normali tubi fluorescenti per illuminazione generica, disquisendo fin da subito sulle migliori combinazioni delle varie lampade), sia per molte altre apparecchiature tecniche.

Negli anni novanta, ed ormai sembra storia dei nostri giorni, nel panorama mondiale dell’acquariofilia compare un fotografo naturalista giapponese (Takashi Amano) che stravolge completamente la concezione stessa di acquario, inizia la sua diffusione il cosiddetto “Acquario naturale” e da questo momento in poi nessun acquario di piante potrà essere come prima.

Il progresso tecnologico, che permetteva di realizzare con molta più facilità rispetto al passato un acquario di piante, ed al contempo la nascita e lo sviluppo di nuovi metodi compositivi per creare acquari mozzafiato (e molte realizzazioni di “acquari naturali” e di “acquari Zen” sono senza dubbio di notevole impatto estetico) segnarono il declino dell’influenza che il movimento acquariofilo olandese aveva presso gli appassionati di acquari di piante di tutto il mondo.

Ad oggi, in Olanda, molti acquariofili hanno ancora nei loro soggiorni acquari di piante in perfetto stile olandese, ed ancora oggi si svolge il famoso concorso annuale del NBAT, ma è fuor di dubbio che i modelli compositivi a cui guardano gli aquascaper attuali sono molto diversi e si basano principalmente su allestimenti basati su ferree regole Zen oppure su ispirazione di paesaggi naturali.

Difficile a questo punto dire se e quale futuro può avere l’acquario olandese, certo è che la realizzazione di un acquario di piante deve prima di tutto soddisfare la sensibilità estetica dell’acquariofilo che deve creare, a partire da spunti, idee e suggerimenti, un allestimento personale ed originale, invito quindi tutti coloro che stanno per iniziare una nuova avventura a vedere con occhi nuovi il “vecchio” olandese cercandovi ispirazione per il proprio acquario.

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